domenica 4 maggio 2014

Foto-diario del mio viaggio in Irlanda...

14 Agosto 2012: l'arrivo a Dublino

Infinite distese di erba verde smeraldo, abitate da batuffoli di lana bianca, intenti a brucare e belare. Alte scogliere che rappresentano la quintessenza del sublime e spiagge bianchissime, dove contemplare il mare può infondere una sensazione di estrema serenità, oltre a remoti villaggi colorati che riescono a rallegrare anche le giornate più grige. Balli tradizionali e musiche folk che riecheggiano dai pub, creando un'atmosfera di festa in grado di coinvolgere chiunque. Birre locali dall'intenso sapore di orzo e colazioni talmente abbondanti che sostituiscono un pranzo. Così immagino l'Irlanda, osservando il cielo dal finestrino dell'aereo, mentre il sole sta per tramontare.

Chiudo gli occhi e cerco di riposare, come Gianluca, che si è addormentato quasi subito. Una serie di turbolenze mi costringono tuttavia a restare vigile. Sopra di me si accede persino la spia rossa che indica la necessità di riallacciare la cintura di sicurezza. 
Guardo l'orologio e ricordo che non ho ancora tirato indietro di un'ora le lancette. Mi accorgo inoltre che l'aereo viaggia con quasi mezz'ora di ritardo. Spazientita, forse anche per la stanchezza, riprendo a guardare fuori dal finestrino. Improvvisamente mi appare una città, sospesa tra mare e terraferma, illuminata. Si tratta di Dublino. Cerco di svegliare Gianluca, in modo che anche lui possa apprezzare questo primo scorcio di Irlanda. Si affaccia e guarda, con gli occhi di chi vorrebbe tornare a dormire.


L'aereo sorvola velocemente la capitale e, raggiunto l'aeroporto, atterriamo. 
Dopo aver recuperato i nostri bagagli, ci portiamo verso la pensilina del bus 41, che transita nei pressi della guest house che abbiamo prenotato. Lo vediamo arrivare, in lontananza. Si avvicina alla pensilina e prosegue, senza fermarsi. Mi avvicino dunque ad un controllore e gli chiedo se stiamo aspettando nel posto giusto. Ricevo una risposta affermativa. oltre alla conferma che il prossimo bus arriverà tra mezz'ora. Iniziamo a sognare la Hazelbrook House e la nostra camera. Continuiamo ad attendere e finalmente scorgiamo un altro 41. La nostra meta ci appare sempre più vicina. All'altezza della pensilina l'autista inizia a rallentare perché ci sono altri bus. Poi, anche lui non si ferma. Innervosita, cerco il controllore con cui ho parlato prima. Sta spiegando ad una ragazza che gli autisti proseguono, ignorando le fermate, se non si fa loro segno con la mano...

E' l'una di notte quando finalmente raggiungiamo la guest house. Il ragazzo alla reception ci consegna le chiavi della nostra camera e poi ci accompagna sul corridoio su cui si affaccia, aiutandoci con i bagagli. Entriamo e, in una stanza a misura di leprociano, ci mettiamo subito a letto.


15 Agosto 2012: Hill of Tara, Kells, Monasterboice e West Belfast

Il cameriere ci porta il menù, ma noi sappiamo già cosa ordinare: il nostro primo giorno in Irlanda non può che iniziare con una full-irish breakfast! Uova, prosciutto, salsicce, funghi, pomodori e pane tostato, a cui andrebbero aggiunti anche il black ed il white pudding, che però non abbiamo il coraggio di assaggiare.
Sazi, lasciamo la guest house e ci incamminiamo verso l'auto noleggio. Iniziamo a scoprire Dublino, che a primo impatto non ci colpisce particolarmente... Chissà se avrà modo di darci delle impressioni diverse al nostro ritorno!
Ci fermiamo qualche istante ad osservare la cartina e cerchiamo di capire se stiamo andando nella direzione giusta. Si ferma anche un ragazzo, che ci chiede se ci siamo persi ed abbiamo bisogno di aiuto. Apprezziamo la sua disponibilità, ma gli diciamo che siamo arrivati a destinazione: in effetti l'autonoleggio è proprio al di là della strada. Entriamo e immediatamente Matthew si presenta come il nostro referente e ci consegna le chiavi di una nuovissima Polo, anche se abbiamo prenotato una macchina di categoria inferiore. Siamo pronti a partire, ma a guidare a destra? Dopo qualche minuto di disorientamento Gianluca si abitua e affronta rotonde e sorpassi senza alcun problema.

La  nostra prima meta è Hill of Tara. La collina è stata dimora dei druidi, ovvero di sacerdoti che praticavano una particolare forma di paganesimo celtico, e poi centro cerimoniale degli alti re d'Irlanda, superiori ad altri sovrani, il cui potere era limitato a singole regioni. L'attrazione principale è la stone of destiny, una pietra di forma fallica che rappresenta l'unione degli dei della terra e dei cieli.


Raggiungiamo poi i siti monastici di Kells e Monasterboice. In entrambi i luoghi si possono visitare le rovine di antichi monasteri, una torre rotonda, un tempo adibita a scriptorium, e diverse croci celtiche, che impressionano per le loro dimensioni. Inutile dire che si tratta di luoghi molto suggestivi, anche se visitati sotto la pioggia.


Ci mettiamo quindi in marcia verso Belfast. Facciamo una breve passeggiata in centro, limitandoci a Donegal Square, che ospita il municipio, High Street e Victoria Square. 
Poi ci dirigiamo verso West Belfast, a cui volutamente dedichiamo più tempo.  Una volta arrivati, percepiamo immediatamente le tensioni che per anni hanno afflitto l'Irlanda del Nord e che non sembrano ancora del tutto sopite. In ogni angolo del quartiere individuiamo tracce di quel recente e tragico passato...
La Peace Line, una barriera alta 6 metri, che dagli anni '70 separa le comunità cattoliche da quelle protestanti, è ancora lì ed i suoi varchi, aperti durante le ore diurne, vengono chiusi tra le 17 e le 8. 
Ed è ancora lì anche la Divis Tower, condominio i cui ultimi due piani sono stati occupati dalle forze armate britanniche, che per quarant'anni (fino al 2005...), sfruttando la posizione sopraelevata, hanno spiato e controllato la popolazione.
E poi i murales, per ricordare, chiedere e sostenere... Per ricordare, ad esempio, i quattordici civili uccisi con proiettili di plastica dalle forze dell'ordine. Per chiedere il riconoscimento del diritto alla lingua materna o di altri diritti civili. Per sostenere popoli soggiogati nelle loro battaglie.




    


 

 

 

 

  

Alle 20 giungiamo al Ballycastle Backpackers. Anne Marie, la gentilissima proprietaria, ci accompagna su per le scale, fino all'ultimo piano, dove si trova la nostra camera. Entriamo. E' bellissima, come la vista dalla sua grande finestra, che da sul mare e sul porticciolo...


16 Agosto2012: Ballycastle, Carrick-a-rede Rope Bridge, Portbradden, White Park Bay, Giant's Causeway e Derry

Mi avvicino alla finestra e, spostando la tenda, involontariamente permetto ai raggi del sole che sta sorgendo di invadere la camera. Chiudo gli occhi, ma lentamente li riapro, cercando di abituarmi all'intensità della luce. Quasi incantata dai versi dei gabbiani e dal rumore del vento, osservo il mare...

Scendiamo a fare colazione e poi cerchiamo Anne Marie, per pagare il conto. Aspettiamo qualche minuto alla reception, ma non arriva. La cerchiamo anche nelle aree comuni dell'ostello, ma di lei non c'è traccia. Decidiamo quindi di fare una passeggiata sulla spiaggia e di tornare più tardi.

Contemplo le onde che si infrangono sulla riva e penso che la natura mi stia mostrando al contempo tutta la sua bellezza e tutta la sua forza, ovvero il suo volto più sublime. In lontananza vedo delle alte scogliere, che dolcemente cedono spazio al mare. A pochi metri, tra cespugli e fiori colorati, invece, una casa. Penso alla fortuna di chi la abita, che può godersi questo spettacolo tutti i giorni...

Torniamo in ostello, sperando di trovare Anne Mary, ma ancora non c'è. Recuperiamo dunque in nostri bagagli e li sistemiamo in macchina. In lontananza, finalmente, la vediamo arrivare. Ci raggiunge, quasi correndo. Affannata, ci dice di essere molto dispiaciuta. Continua a scusarsi, in modo quasi ossessivo. E' molto agitata. Per tranquillizzarla (e anche perché è vero), le diciamo che il suo è uno degli ostelli più belli in cui abbiamo pernottato. Rimane in silenzio per qualche istante. Poi, ci spiega di essere dispiaciuta perché i ragazzi che stavano nel dormitorio hanno disturbato tutta la notte, nonostante i suoi interventi. Continua a dire: <<I'm sorry! I'm sorry!>>. Le spieghiamo che non ci siamo accorti di nulla e che abbiamo dormito benissimo. Rimane ancora in silenzio e poi aggiunge che ci farà uno sconto di 5£ per il disagio che (secondo lei) abbiamo subito. Mentre lasciamo l'ostello ci chiediamo se abbia inteso le nostre rassicurazioni o se, invece, si sia isolata in una realtà tutta sua. Siamo ormai dall'altra parte della strada quando Anne Mary ci saluta, dicendo: <<Incrocerò le dita per voi, affinché il tempo sia clemente!>>. 



 

Qualche chilometro oltre Ballycastle, l'Irlanda bucolica che ho tanto immaginato diventa reale: un gregge di pecore pascola in mezzo alla strada e ci costringe a fermarci; solo il pastore riesce a farlo tornare nei campi.

 

 

Raggiungiamo poi, in pochi minuti, il sentiero che porta al Carrick-a-rede Rope Bridge, un ponte di corda che collega la terra ferma ad una piccola isola. Dalle alte scogliere bianche, osserviamo ancora una volta il mare, che ci separa dalla Scozia, questa volta calmo, in tutte le tonalità del blu e del turchese.
Giunti al ponte, ci viene detto che dovevamo acquistare il biglietto per attraversarlo all'inizio del sentiero. Tuttavia, il ragazzo che ci dà questa informazione è gentile e, anziché farci tornare indietro, ci fa passare, confidando nel fatto che pagheremo al ritorno.
Poso un piede sul ponte. Poi l'altro. Inizio ad avanzare lentamente. Sento che oscilla e quindi a metà mi fermo. Guardo giù: il verde acqua più intenso che abbia mai visto. Al solo pensiero di cadere nel acqua , gelida, mi vengono i brividi. Mi volto e guardo Gianluca, che non ha ancora iniziato la traversata. Poi procedo, fino a raggiungere l'isola. Mi rendo conto di aver nuovamente scorto il volto più sublime della natura irlandese...

  

  

Dopo una breve tappa nella spiaggia di Portbradden e nella White Park Bay, ci mettiamo in marcia verso il Giant's Causeway, una fitta distesa di colonne rocciose di forma esagonale, originatesi circa sessanta milioni di anni fa, grazie a diversi fenomeni geologici. E' uno di quei luoghi che a lungo abbiamo sognato di visitare. Il sopraggiungere della pioggia e il gran numero di turisti hanno, tuttavia, sottratto al sito buona parte del fascino che gli attribuivamo...





Raggiungiamo poi Derry. Come a Belfast, dedichiamo poco tempo al centro storico, preferiamo infatti concentrarci sul Bogside, il quartiere che ha vissuto da protagonista molti drammatici eventi della storia locale. Iniziamo dal Free Derry Coner, dove nel 1969 gli abitanti del quartiere sostenuti dal IRA hanno dichiarato la loro indipendenza dal Regno Unito e dove sulla facciata di una casa campeggia ancora l'iscrizione ''You are now entering free Derry''; pochi anni dopo i moti del '69, le forze armate britanniche hanno però occupato l'area e posto fine all'esperienza, con la 'Operation Motorman'. Ci imbattiamo quindi nell'obelisco che commemora i quattordici civili uccisi dai soldati il 30 gennaio '72,  in occasione di quello che è stato definito 'Bloody Sunday'. Quel giorno era stata organizzata una marcia pacifica per protestare contro la detenzione senza processo, introdotta dal governo di Londra l'anno precedente (15000 persone parteciparono all'evento); quando un gruppo di ragazzi iniziò a scagliare pietre e ad insultare l'esercito, i militari reagirono aprendo il fuoco. E poi il monumento a forma di H, che ricorda chi nel '81 ha partecipato ad uno sciopero della fame. 
Infine la People Gallery: si tratta di 12 murales, realizzati da tre artisti che hanno vissuto personalmente i troubles e che ne hanno rappresentato i momenti più drammatici.



 



 




Nel tardo pomeriggio lasciamo Derry e ci muoviamo in direzione Malinbeg. Notiamo che il paesaggio attorno a noi sta cambiando. Il Donegal e infatti molto più selvaggio e desolato rispetto alle altre regioni che abbiamo attraversato. Sul Glen Gesh Pass ci rendiamo conto di essere completamente soli, tra colline verde smeraldo che, grazie al sole sempre più vicino all'orizzonte, assumono dei particolari riflessi dorati. Ci godiamo il paesaggio attorno a noi e quel nulla in mezzo al quale sappiamo di avere tutto... Ad un certo punto la spia rossa della benzina inizia a lampeggiare: ci chiediamo in quale sperduto angolo d'Irlanda si trovi il distributore più vicino e se riusciremo a raggiungerlo. Ci chiediamo quanta autonomia abbia ancora la nostra Polo. Ci chiediamo se dovremo passare la notte in macchina. Percorriamo 5km, poi altri 10 e ancora 5... Finalmente arriviamo a Glencoloumbcille, dove troviamo un benzinaio. Più tranquilli, percorriamo i pochi chilometri che ci separano dall'ostello.



Scesi dalla macchina, entriamo in ostello, in un ambiente molto accogliente. C'è un camino, il cui fuocherello, illumina e scalda la stanza in cui ci troviamo. Subito arriva il proprietario, che si presenta e ci chiede come andata la giornata. E' un signore simpatico, un gran chiacchierone...


17 Agosto 2012: Malinbeg, Slieve Leagues, Kilcar, Killybegs, Donegal Town, Creevykeel Goort Cairn, Rosses Point e Westport

Mi sveglio completamente avvolta da un soffice e caldo piumone. Una debole luce proveniente dall'esterno, mi comunica che è ormai giorno e che il tempo è incerto. Volgo il mio sguardo verso la finestra che, come la cornice di un quadro, dirige la mia attenzione  verso  l'immagine che racchiude, fissandola nella mia memoria: si tratta della vasta campagna irlandese, intervallata dai muretti a secco, affacciata sul mare e su un'isola presidiata dal tipico faro bianco e rosso. Nonostante il cielo grigio e le nuvole basse sull'orizzonte, anche oggi il panorama che scorgo dalla finestra mi affascina.


Prima di lasciare l'ostello, scambiamo qualche battuta con il proprietario, che ci chiede dove siamo diretti e ci consiglia di visitare la Sliver Strand prima di partire.

Sessanta gradini ci separano dalla spiaggia, che da entrambi i lati e protetta da bassi scogli, le cui cime sono ancora protette dalle nuvole, a causa della pioggia caduta durante la notte. Mentre scendiamo, notiamo qualcosa muoversi nell'erba, sono tre piccole lepri, dalla buffa coda bianca, che corrono, forse spaventate dalla nostra presenza. Si allontanano, poi si fermano e ci osservano, fino a scomparire. Proseguendo, notiamo che le scogliere sono punteggiate da una miriade di pecore, il cui manto si contraddistingue per una curiosa macchia azzurra, indicante la loro appartenenza ad un determinato gregge. Una di queste si è spinta fino ad una sorta di precipizio e, non riuscendo più a tornare indietro, bela insistentemente. Raggiungiamo la spiaggia e passeggiamo, tra gabbiani ed altri uccelli marini.  Le orme che hanno lasciato sulla sabbia, come le nostre, vengono cancellate dalle onde, che con violenza si riversano sulla riva. Risalendo la scalinata, ci voltiamo un'ultima volta verso la Silver Strand: tre pecore in fila indiana pascolano indisturbate sul lungo mare. 





Sulla strada (in realtà un sentiero di montagna) per le Slieve Leagues - le scogliere che con i loro 600 m sarebbero le più alte d'Europa - ancora una volta un gregge rallenta la nostra marcia; divertiti, osserviamo quegli animali, le cui zampe sono stranamente 'muccate'.
Raggiunte le alte scogliere, la nostra delusione è grande: una densa coltre di nubi le avviluppa, nascondendole ai nostri occhi. Decidiamo comunque di inerpicarci lungo il sentiero, nella speranza che tornino ad essere visibili. In Irlanda, infatti, come ci ha detto il proprietario dell'ostello di Malinbeg, le nuvole che dopo una notte di pioggia avvolgono le scogliere, si alzano, ma lentamente. Man mano che avanziamo abbiamo sempre più la sensazione di essere stati imprigionati anche noi da quelle nubi, ma non desistiamo. Arriva anche il vento. Soffia forte per qualche istante e, finalmente, libera le rocce, anche se solo in parte. Entusiasti, continuiamo a salire e, guardando dalla parte opposta rispetto alle Slieve Leagues, ai nostri occhi si palesano delle infinite distese di erica, interrotte solo da qualche laghetto. Poi, rivolgendo nuovamente lo sguardo verso le scogliere, ci accorgiamo che la loro prigione si è ormai completamente dissolta.





Raggiungiamo Kilcar, una tipica cittadina irlandese, colorata, costituita da un'unica via, su cui si affacciano tutte le case. Delle pittoresche bandierine triangolari, sospese a mezz'aria, sventolano dolcemente. Entriamo nell'atelier Studio Donegal, dove viene realizzato a mano il tweed irlandese. Diamo un'occhiata ai capi esposti: cappelli, cappotti, sciarpe... costosissimi! Poi, la signorina che gestisce l'attività, ci invita a salire al piano superiore: i tessitori sono al lavoro su grandi telai, che li costringono a ripetere, per ore e ore,  lo stesso movimento.



Dalla macchina notiamo ancora una volta i caratteristici muretti a secco, che hanno la funzione di dividere campi adiacenti tra i diversi proprietari. Il sole, che splende come non mai, ci invita a fare un pic-nic. Seduti su un muretto con le gambe a penzoloni, rivolti verso il mare, mangiamo quindi i nostri panini.



Nel pomeriggio raggiungiamo Killybegs, il più importante porto di pesca d'Irlanda e ci rilassiamo osservando le barche ormeggiate. 


Giunti a Donegal Town, parcheggiamo proprio nei pressi di un monumento eretto in memoria delle vittime della grande carestia. Di fronte a noi, una lapide ed un pentolone pieno di pietre...
A piedi ci spostiamo poi verso il centro. Passeggiamo nel Diamond, ovvero la piazza principale, su cui sorge un obelisco che commemora quattro frati che hanno trascritto buona parte delle vicende della storia e della mitologia celtica a loro note. Ci spingiamo poi fino al castello, fatto erigere nel XV secolo dal clan degli O'Donnel. Qui apprendiamo che Rory O'Donnel, nel 1607, pur di non lasciare la propria dimora nelle mani degli inglesi, gli diede fuoco. Proseguiamo quindi fino alle sponde del fiume Eske, dove ci imbattiamo nelle rovine di un monastero: era la dimora dei monaci autori degli annali, prima che fosse danneggiato dall'incendio provocato  da Rory O'Donnel.






Prima di raggiungere Rosses Point, facciamo una breve sosta presso la Creevykeel Goort Cairn, una tomba a corte costruita circa 2500 anni fa. Gianluca è particolarmente affascinato da questo genere di siti. Camminando intorno alle rovine mi rendo conto, come è accaduto in altre occasioni, che esse diventano particolarmente interessanti agli occhi di un osservatore curioso, che si pone delle domande circa la sua costruzione e la sua funzione, andando al di là di ciò che oggi si può vedere...



A Rosses Point passeggiamo sul lungo mare. Una luce violacea rende l'atmosfera piuttosto surreale. Sugli scogli, non lontano da noi, scorgiamo un airone che sta per spiccare in volo. Sempre più vicino al molo, invece, i pescatori che rientrano dopo una giornata di duro lavoro.



Dopo essere stati accolti da Imelda, al Nephlin Lodge Bed and Breackfast di Westport, andiamo in centro alla ricerca di un pub dove cenare. Dobbiamo tuttavia accontentarci di un fish and chips al Ristorante Roma, perchè  gli altri locali dopo le 20.30 servono solo bevande. Tra una patatina e l'altra, sentiamo una voce che ci suona familiare: qualcuno sta parlando in italiano, con un forte accento bergamasco. Sorridiamo, pensando che il mondo è proprio piccolo...


18 Agosto: Westport, Kylemore Abbey, Roundstone, la Sky Road e Dogs Bay

Imelda ci invita ad accomodarci a tavola. Oltre ad una più che abbondante colazione irlandese, ci serve anche una ricca macedonia e gustose marmellate fatte in casa, da spalmare sul soda bread,  pane nero, molto compatto, il cui impasto viene fatto lievitare con il bicarbonato. Inutile dire che non riusciamo a rinunciare a nulla!

Facciamo un'altra breve passeggiata in centro e poi sostiamo brevemente nella Clew Bay, la baia costellata da verdi isolette su cui si affaccia Westport.


Partiamo poi alla volta del Connemara. In questa regione dal nome così evocativo, ci si sente letteralmente sospesi tra terra ed acqua. Bracci di mare e piccoli laghi sembrano infatti quasi inseguirci. Kylemore Abbey, residenza ottocentesca costruita sulle sponde del lago nel quale si specchia, è magnifica. E così anche Roundstone, piccolo villaggio che si estende attorno ad un porticciolo pieno di barche. La Sky Road è altrettanto spettacolare: stretta, si inerpica fino ad un punto panoramico, dal quale i due elementi che plasmano la regione, nei loro colori più intensi, sembrano al contempo attrarsi e lasciare spazio l'uno all'altro; poi si perde in vaste torbiere, fino a Clifden, dove inizia e termina.





Nel pomeriggio raggiungiamo la Dogs Bay, una spiaggia bianchissima dove nelle giornate di sole come oggi gli irlandesi sono soliti mettersi in costume e fare il bagno. Ci penso qualche istante. Poi decido. Tolgo le scarpe e i calzini e inizio a camminare la dove la sabbia è più umida, attendendo che l'acqua del mare mi sfiori. Non è fredda, quindi continuo a camminare sulla riva.



In serata arriviamo a Galway. Ci sistemiamo al Kinley House Hostel, che dà proprio sulla piazza principale della città. Dopo aver preso possesso della camera, da bravi italiani, ci prepariamo un bel piatto di pasta. Sono le 10 quando decidiamo di uscire. Attraversiamo Eire Square ed entriamo in un pub. C'è un musicista che suona ed un signore sulla quarantina, non propriamente sobrio, che balla, incalzato dalla musica. Ordiniamo due Smithwicks, una pinta per Gianluca ed un bicchiere per me. Le canzoni irlandesi, nel frattempo, hanno conquistato tutti i presenti: chiunque si muove seguendone il ritmo, anche solo battendo le mani.


19 Agosto 2012: Galway, Kinvara, il Puolnabrone Dolmen, Carron, Kilfenora, le Cliffs of Moher e Doolin

Alle 8.30 siamo già in Eire Square. Non vediamo infatti l'ora di perderci in quella che da sempre nel nostro immaginario è la cittadina irlandese per eccellenza. Tutte le persone che ieri sera affollavano la piazza sono scomparse. Ci siamo solo noi e due backpackers che dormono su una panchina, forse sognando quell'Irlanda che stanno scoprendo giorno dopo giorno. E' bello essere gli unici spettatori di una città che si è appena svegliata: si ha l'impressione di essere in una dimensione fuori dal tempo, i cui ritmi permettono di cogliere  aspetti altrimenti impercettibili...
Ci incamminiamo verso High Street. I negozi sono ancora chiusi. Solo qualche pub ha iniziato a servire le colazioni ai turisti. Tra le facciate colorate, notiamo il Lynch's Castle, ovvero una residenza risalente al XV secolo e fatta costruire dalla famiglia più potente della città. Osserviamo le inquietanti figure che ornano (o forse presidiano) il palazzo, poi proseguiamo. Giunti alla Collegiate Church of Saint Nicolas of Myra, che pare abbia visto il passaggio di Cristoforo Colombo, notiamo un obelisco, sulla cui base scorgiamo un misterioso simbolo: un cuore, tenuto saldo tra due mani, sormontato da una corona. Più avanti, nei pressi di una gioielleria, scopriamo il suo significato: le mani indicano l'amicizia, il cuore l'amore e la corona la fedeltà; apprendiamo inoltre che il simbolo viene forgiato sugli anelli che i fidanzati della regione sono soliti scambiarsi. Poi continuiamo a camminare, fino a raggiungere il fiume Corrib e lo Spanish Arch, che concepito come una sorta di passaggio attraverso cui dovevano transitare le navi provenienti dalla Spagna, cariche di prodotti, costituiva un prolungamento delle mura medievali. Dopo esserci fermati nei pressi del Salmon Weir Bridge, dove pare che in alcuni periodi dell'anno si possano avvistare dei grossi salmoni risalire il corso d'acqua, decidiamo di tornare in High Street, che adesso è animata da musicisti che allietano i passanti con le loro melodie. Siamo nuovamente travolti da quell'atmosfera tutta irlandese che già abbiamo sperimentato ieri sera...





Dopo pranzo ci muoviamo verso Kinvara: ad attenderci, il Dunguaire Castle, costruito nel XVI secolo.


Ci addentriamo quindi nel cuore del Burren, regione brulla e rocciosa, costellata da una miriade di siti archeologici. Ci muoviamo su strade tortuose, tra imponenti colline che stranamente non sono verde smeraldo: qui il colore dominante è il grigio, in tutte le sue varietà. Scegliamo di visitare il Poulnabrone Dolmen, che da circa 5000 anni si erge in tutta la sua imponenza su questo desolato altopiano.



Sostiamo anche nel minuscolo villaggio di Carron. Entraimo in un pub. E' affollato da uomini e ragazzi, tutti presi da una partita di calcio gaelico trasmessa in TV. Immobili davanti al televisore, nulla sembra poterli distogliere dai loro idoli. Noi, invece, sorseggiando un té, ci rilassiamo, osservando l'aspro paesaggio. Fuori dal locale, ci attendono tre cagnoloni; uno, simile ad un orso bruno, costringe Gianluca a sedersi e a coccolarlo!



Ci fermiamo anche nella remota Kilfenora: in questo villaggio si trova la più piccola cattedrale d'Irlanda, risalente al XII secolo. Mentre passeggiamo tra le rovine, ammirando le croci celtiche, giunge il custode, che ci dice di restare quanto vogliamo...



Alle 18 siamo già al Lodge Liscannor Hotel: vogliamo riposare un po', prima di recarci alle famose Cliffs of Moher. Abbiamo deciso di andarci di sera, prima del tramonto, mentre i turisti sono a cena. 

Siamo sulle scogliere, a 200m sul livello del mare. Di fronte a noi, al largo, le Isole Aran, avvolte da una luce abbagliante. Ci incamminiamo sul sentiero che porta ad Hag's Head, che ci spinge sempre più verso le estremità delle ripidissime scogliere. Guardiamo giù e vediamo l'oceano, di un blu intenso, quasi nero. E i gabbiani, che hanno fatto delle rocce la loro casa. Speriamo di avvistare qualche buffa pulcinella di mare, ma siamo consapevoli che probabilmente non accadrà, perché hanno già lasciato l'Irlanda, dirette verso mete più calde. Il sole ha ormai quasi raggiunto l'orizzonte quando, osservando il paesaggio assumere colori e sfumature inaspettati, stretta a Gianluca, mi sento semplicemente felice. Si tratta di quella felicità che si prova abbracciando la persona che più si ama al mondo, in un luogo dall'estrema bellezza...
Nel tornare indietro, un vitellino attira la nostra attenzione: da vero ribelle corre tra le mucche, a volte evitandole, altre sfiorandole.

                           


Il cielo è ormai stellato, quando arriviamo a Doolin, il tipico villaggio irlandese in cui nei pub si suona, si danza e si beve. Entriamo al Fitzpatrick ed entrambi ordiniamo un birra, questa volta la locale Dooliner. E' nera e molto densa, con un forte retrogusto di orzo. Ascoltiamo il repertorio proposto dai musicisti, che tra una pausa e l'altra bevono litri di birra. Vediamo, inoltre, le persone sempre più coinvolte dalla musica, a volte allegra, a volte malinconica. La magica atmosfera irlandese finisce per conquistarci ancora: non vorremmo infatti più andare via! Lasciamo il pub consapevoli che prima o poi torneremo in Irlanda e sicuramente a Doolin...


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20 Agosto 2012: Kilkee e la Penisola di Dingle

Siamo a Kilkee e, seduti su una panchina, osserviamo la vita sulla scogliera. Passa una signora con il suo cagnolino al guinzaglio. Poi, due anziani che fanno la loro passeggiata mattutina. E anche un ragazzo che fa jogging. Nella baia, invece, dei bambini fanno il bagno nelle piscine naturali che si formano durante la bassa marea. Ci alziamo e percorriamo un tratto di quel sentiero che gli abitanti di Kilkee sembrano amare in modo particolare; vediamo una scaletta che porta al mare. Scendiamo e continuiamo a camminare, incalzati dal vento...


Il vento soffia forte, fortissimo. O forse è il traghetto che procede velocemente. Noi però non vogliamo entrare: nel fiume Shannon vivono i delfini e potremmo avvistarli. Ci stringiamo, fissando le onde e... li immaginiamo saltare, mentre approdiamo a Tarbet.

Sostiamo a Blennerville. C'è infatti un bel mulino che dà su un fiume in secca. Ci fermiamo qualche istante ad osservare gli uccelli che vivono nel suo letto. Poi ripartiamo alla volta della Penisola di Dingle. 



Sulla spiaggia di Cloghane, dopo aver pranzato, andiamo alla ricerca di qualche conchiglia. Camminiamo guardando per terra con attenzione, ma ne troviamo solo di piccole e piccolissime. Torniamo quindi indietro e... finalmente ne vediamo una come quelle usate dalla sirenetta per pettinare i suoi lunghi capelli rossi nel celebre film di animazione! E' bianca ed ha la superficie ondulata e, purtroppo, è anche rotta. Decidiamo, comunque, di tenere quel frammento.

Man mano che proseguiamo verso Brandon's Point, la strada diventa sempre più stretta e quasi sfioriamo le piante di mora cresciute su entrambi i lati di quello che ormai ci appare come un sentiero. Una signora raccoglie quei frutti: ha già riempito un intero cestino! Giunti alla fine della via, proseguiamo a piedi, arrampicandoci su una verde collina, fino a raggiungere il suo punto più alto. Il panorama che si apre ai nostri occhi è semplicemente spettacolare: cielo e mare sembrano quasi fondersi l'uno nell'altro; a separarli, sull'orizzonte, solo un sottile lembo di terra e tre piatte isolette... 


Attraversiamo il Connor Pass, che con i suoi 456 m (!!!) è il più alto d'Irlanda. Più saliamo, più la visibilità si riduce, a causa delle nuvole. Raggiunta una piazzolla di sosta ci fermiamo: cerchiamo di uscire dalla macchina per goderci meglio il panorama, ma il vento richiude con violenza le portiere che abbiamo cercato di aprire. Facciamo un altro tentativo e finalmente riusciamo a scendere: per un momento ci manca il respiro, a causa dell'aria che penetra nelle nostre narici e del panorama che improvvisamente si apre alla nostra vista. In lontananza, la baia di Dingle con il suo cielo sereno e, sotto di noi, illuminata da deboli raggi di sole, che hanno tuttavia la forza di insinuarsi tra le nuvole, una valle rocciosa, la cui integrità è spezzata solamente da due piccoli specchi d'acqua...


Alle 16 giungiamo al Rainbow Hostel di Dingle. Appena entrati dico al proprietario che abbiamo una prenotazione e che vorremmo fare il check-in. Mentre cerca i nostri nomi su una sorta di registro, ci guardiamo in giro, pensando che l'ostello è piuttosto carino. Il ragazzo sposta l'indice tra le righe, finché arriva in fondo alla pagina e ci comunica che non trova i nostri nomi. Al che gli porgo la prenotazione, che avevo stampato prima di partire. La legge e, sorridendo, ci dice: <<Avete prenotato in un ostello che si chiama come il mio, ma che si trova a Doolin. Comunque non preoccupatevi, contatterò personalmente i proprietari per avvisarli... Ormai ci conosciamo!>>. Fortunatamente aggiunge: << Ho ancora una camera doppia disponibile per questa notte, la volete?>>

La strada che conduce a Slea Head, la punta più occidentale della penisola, è semplicemente straordinaria. Sembrano essersene accorti anche i gabbiani: dai muretti che delimitano la carreggiata contemplano le dolci colline gettarsi nell'oceano e le Blasket Islands ergersi come piramidi a 5km dalla terraferma...





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Nel tornare in ostello, visitiamo le rovine del  Monastero di Riasc, fondato tra il V ed il VI secolo, ed il Gallarus Oratory, risalente al  IX secolo.



Anche stasera non rinunciamo al Pub. Questa volta ordiniamo due classiche Guinness. I musicisti, padre e figlio, riescono ad intrattenere (o forse sarebbe meglio dire, ammaliare...) i presenti, che danzano, battono le mani o si muovono quasi inconsapevolmente a ritmo della musica... Ormai lo sappiamo, gli irlandesi sono gente allegra!


21 Agosto 2012: Kilmalkedar Church, Dingle, Inch e Ring of Kerry

Avvolta da una leggera nebbia mattutina, quasi eterea ai nostri occhi, la Kilmalkedar Church, si erge tra una pietra ogamica e un antichissima meridiana. Varcando il suo portico ci sentiamo osservati. Posto sul timpano, un volto severo e scalfito dal tempo è infatti testimone del nostro passaggio...



Torniamo a Dingle e, magicamente, entriamo in un mondo colorato: le facciate delle case che si susseguono nella via principale sono fucsia, gialle, blu, verdi, rosse..Non si può dire che una passeggiata nel villaggio non metta di buon umore!



Inch è una lingua di terra lunga 5km, che dalla costa meridionale della penisola di Dingle si estende verso il Ring of Kerry. Quando arriviamo, il vento soffia, ma senza veemenza. Riesce tuttavia a sollevare i dorati granelli di sabbia, rimodellando le dune sulla quali camminiamo. Sulla spiaggia, poco distanti da noi, vediamo adulti e bambini con le loro mute nere e le tavole da surf, che attendono l'onda perfetta. Alcuni di loro, temerari, si gettano in acqua, sfidando il mare, che è sempre più mosso. Raggiungiamo quindi la riva: il cielo, sereno, ma solcato da qualche nuvola bianca, riflette se stesso nella sabbia, inumidita dalle onde, creando un'atmosfera semplicemente surreale.




Nella tarda mattinata giungiamo a Killorglin. Il villaggio, il primo che incontriamo nel Ring of Kerry, ci incuriosisce per la festa che ogni anno vi si tiene tra il 10 ed il 12 agosto, in occasione della quale un caprone di nome Puck, viene celebrato come unico re d'Irlanda. In suo onore, appena fuori dal paese, è stata eretta una statua che lo rappresenta.


Sulla spiaggia di Rosbeigh, seduti sugli scogli, vediamo delle persone cavalcare sulla battigia. I cavalli procedono fieri, al passo, su quell'indefinito confine tra terra e mare.


Su strette e sperdute stradine di campagna, proseguiamo fino ai piedi del Ballycabery Castle: si tratta di un'affascinante rovina ricoperta di edera. Raggiungiamo la cima della collina su cui si erge e poi ci guardiamo intorno; attraverso ciò che rimane di un'antica scala, riusciamo a salire fino a quello che era il primo piano. Ci sono delle finestre, che già avevamo notato prima, dall'esterno. Ci affacciamo e ci godiamo il panorama.


Ancora una volta ci troviamo in mezzo al nulla. A farci compagnia, solo mucche e pecore allo stato brado. Ci incamminiamo sul sentiero che porta su uno dei tanti forti ad anello presenti nell'Irlanda sud-occidentale, quello di Cahergall. E' una costruzione in pietra, con una caratteristica scalinata interna, risalente al X secolo; al centro custodisce ciò che rimane di una capanna ad alveare. Mentre avanziamo, inizia a piovigginare, ma decidiamo comunque di proseguire. Non lontano da noi, proprio in mezzo al sentiero, delle mucche bianche e nere si gustano le foglie dei cespugli cresciuti ai margini dei campi. Le raggiungiamo: siamo a pochi metri da loro e le sentiamo muggire; speriamo che si spostino, perché vogliamo arrivare al forte per ripararci dalla pioggia. Cerchiamo quindi di farci strada tra le mucche che, tuttavia, scappano spaventate, quasi travolgendoci! Una volta giunti al forte, le nubi si diradano ed il sole torna a splendere...  




Ci fermiamo qualche minuto a Portmagee, un altro colorato villaggio affacciato su un piccolo molo e su Valentia Island. Proseguiamo quindi sullo Skellig Ring, dal quale riusciamo a vedere, al largo, le impervie isole Skellig, avvolte da una rada nebbia marina.




Dalla spiaggia di Ballinskelligs scorgiamo le rovine di un castello costruito su una piccola isola e quelle di un antico monastero. Passeggiando alla ricerca di qualche conchiglia, incontriamo un anziano signore con il suo barboncino, che corre libero verso di noi. Il cagnolino ci raggiunge, ci guarda incuriosito e poi, mentre aspetta il suo padrone, si lascia accarezzare. Anche l'uomo ci raggiunge e, sorridendoci, ci chiede: <<Volete portarlo con voi?>>. Poi ci domanda se siamo francesi. Gli diciamo di essere italiani e lui, un po' imbarazzato, inizia ad elogiare il nostro Paese, dove dice di essere stato in vacanza qualche anno fa. 


Raggiungiamo Killarney, ma non riusciamo a trovare la Douglasha House. Chiamo dunque Mary, la proprietaria, che si offre gentilmente di venirci incontro. E' una signora sulla quarantina, paffuta, con i capelli corti e rossi ed il volto lentigginoso: insomma, la tipica irlandese! Una volta arrivati al Bed and Breakfast, ci accompagna nel nostro alloggio e ci domanda se gradiamo té, latte e biscotti. Accettiamo volentieri e dunque si assenta per preparare il tutto. Noi, intanto pensiamo alla cena: questa sera abbiamo infatti a disposizione una cucina e non ci facciamo mancare un bel piatto di spaghetti. Mary torna con un vassoio e con Ryan, il figlio. Mi è parso un bambino timido, ma curioso: per tutto il tempo ci ha osservati, nascosto dietro la madre. Chiedo infine a Mary di poter utilizzare la lavatrice che è a disposizione degli ospiti; mi risponde che non c'è problema e che più tardi sarebbe ripassata per portarmi il detersivo. Inoltre si rende disponibile a farmi utilizzare la sua asciugatrice. Dopo la nostra cena all'italiana, Mary torna, ancora una volta accompagnata da Ryan e ci dice: << Mi sa che vuole restare con voi!>>. Poi madre e figlio se ne vanno, augurandoci la buona notte.


22 Agosto 2012: Il Killarney National Park, la Penisola di Beara ed i villaggi della costa meridionale

Mentre la padrona di casa ci porta i nostri vestiti, asciutti e ben piegati, guardiamo le foto di famiglia appese alle pareti. Ci sono immagini di Ryan, ma anche di altri bambini, che immaginiamo essere suoi fratelli. C'è anche una foto di Mary e di quello che deve essere suo marito, scattata probabilmente qualche anno fa.
Ci congediamo, dunque da Mary, chiedendole di salutarci Ryan, che sta ancora dormendo.

Entriamo nel Killarney National Park: siamo ai piedi di un lago costellato di isolette e protetto da dolci colline. Ci incamminiamo tra boschi lussureggianti, verso Muckross Abbey a Muckross House; si tratta di un'abbazia risalente al 1448 e di un palazzo del XIX secolo con finiture contemporanee. Poi, dopo esserci fermati presso la Torc Waterfall, ci dirigiamo verso il Ladie's View, un punto panoramico che si dice essere stato particolarmente apprezzato dalle dame di compagnia della regina Vittoria.






Eccoci nell'ultimo villaggio che visiteremo nel Ring of Kerry, Kenmare. Quando arriviamo, il suo centro, pieno di bandierine colorate e bancarelle, è particolarmente affollato. Ci fermiamo poco, perché ci attende il selvaggio Healy's Pass, nella penisola di Beara.



Arriviamo a Glengariff e... finalmente vediamo le foche. Sono su uno scoglio, circondato dal mare. <<Ma quante sono?>>, chiedo a Gianluca. <<Sono tre!>>, mi risponde. << No, sono cinque! Guarda, lì ce ne sono altre due!>>, ribatto io. Non riusciamo a contarle, perché si mimetizzano tra le rocce. All'improvviso, una si tuffa in acqua e poi riemerge dall'altro lato dello scoglio. Pian piano, goffa, cerca di risalire, sempre più in alto. Osservarle è meraviglioso...


Ci muoviamo dunque sulla costa dell'Irlanda meridionale, attraversando i villaggi di Union Hall, Glandor e Kinsale. Ci fermiamo anche presso il Drombeg Stone Circle: si tratta di 17 menhir, che dal V secolo, si stagliano in cerchio in mezzo ad un campo. Scorgiamo un uomo, una donna e una bambina, seduti per terra tra i megaliti. Hanno gli occhi chiusi e probabilmente non si sono ancora accorti della nostra presenza. Poi si alzano e camminano attorno al cerchio, fermandosi in corrispondenza di ciascuna pietra, come per assorbire un'energia invisibile ai nostri occhi.





23 Agosto 2012: Cahir, Cashel, Kilkenny e Glendalough

La signora Mitchell ci serve una colazione a base di formaggi irlandesi. Ci porta anche del soda bread ed una marmellata fatta in casa, al gusto di arancia. Mi piace, ma penso che forse avrei dovuto provare il menù con l'aringa affumicata! 

In un'oretta raggiungiamo Cahir e l'omonimo castello, fatto costruire nel 1142 dalla famiglia O'Brian. Edificato su un'isola, rocciosa e circondata da un fossato, vanta torri, bastioni e mura massicce, che lo rendono particolarmente imponente. 


Poi ci dirigiamo verso la Rock of Cashel, che per circa quattrocento anni si è contesa con Tara il titolo di centro di potere d'Irlanda. Anche questo è un sito estremamente suggestivo: una torre rotonda, un abbazia in rovina, alla quale sono annessi i resti di un castello in cui risiedeva l'arcivescovo, ed una bellissima cappella romanica, si ergono sulla cima di una collina, protette da una alta cinta muraria. Ciò che più ci ha colpiti è indubbiamente la cappella del XI secolo, con i suoi inquietanti acroteri ed i frammenti degli affreschi che un tempo la ornavano.



Kilkenny è una graziosa cittadina, nota come luogo di produzione della birra Smithwick. Vi trascorriamo piacevolmente qualche ora, passeggiando tra i suoi vicoli medievali, oltre che nel parco del castello che sorge a ridosso del fiume Nore.



E' ormai sera quando varchiamo i confini della contea di Wicklow, diretti a Glandalough. Il sole, vicino all'orizzonte, colora il cielo di un arancio tenue e le montagne di un bruno caldo, dorato. Siamo estasiati dal paesaggio. Proseguiamo, addentrandoci in un bosco. Degli alti alberi delimitano i bordi della strada che percorriamo. In mezzo ad essa, all'improvviso, appare un cervo, maestoso. Si ferma solo qualche istante, poi ritorna da dove è venuto. La nostra esperienza in Irlanda sta volgendo al termine, ma noi abbiamo scoperto il segreto di questa terra: imparare ad apprezzare le piccole cose, permette di vivere momenti molto emozionanti...

E' a Glendalough che nel 498 d.C San Kevin si ritirò per meditare. Per sette anni ha vissuto in completa solitudine, in una tomba dell'Età del Bronzo. Poi si unirono a lui altri monaci e due secoli più tardi, quello che era stato l'eremo di un solo uomo, divenne un vero e proprio insediamento monastico. Passeggiando tra le rovine, soli, in una profonda valle, tra due laghi dalle acque scure, percepiamo il misticismo che da sempre avvolge questo luogo.



E' ormai buio quando arriviamo al Pine Lodge. Margareth ci fa entrare in casa, accogliendoci con un gran sorriso. Ci invita ad accomodarci in soggiorno, dove ci serve té e biscotti e poi ci lascia soli, seduti difronte al camino, che ha acceso proprio per noi.

24 Agosto 2012: Dublino

A malincuore lasciamo il Pine Lodge, mentre Margareth ci dice che siamo così carini che vorrebbe ospitarci ancora.

Prima di tornare a Dublino, vogliamo tornare sulle Wicklow Mountains. Optiamo per una strada panoramica: saliamo sempre più in alto, perdendoci tra dolci cime ricoperte di erica, ancora una volta in mezzo al nulla. 

Ormai nella periferia della capitale, ci rendiamo conto di essere sempre più lontani da quell'Irlanda fatta di prati verdi nei quali raccogliere quadrifogli, che nascondono magici leprociani... Da quell'Irlanda sulle cui scogliere pascolano mucche e pecorelle... Da quel Irlanda vivace, da esperire nei piccoli villaggi colorati, sorseggiando una birra in compagnia della gente del posto, incantati da danze e musiche che rimandano ad un passato celtico ancora vivo...

Saranno le nuvole che coprono il cielo, ma Dublino ci appare come una città grigia... Passeggiamo lungo il fiume Liffey, le cui due sponde sono collegate da numerosi ponti. Proseguiamo fino a Four Courts, la corte suprema irlandese, poi ci dirigiamo verso le due chiese più importanti della città, la Christ Church Cathedral e la St. Patrick's Cathedral, entrambe protestanti. Raggiungiamo quindi il castello che, tuttvia, si rivela piuttosto deludente, come gli edifici governativi ed il parlamento, che oltrepassiamo velocemente.
Dedichiamo invece più tempo al National Museum of History and Archeology e alla National Gallery. Il primo ospita quella che è definita la più bella collezione al mondo di manufatti risalenti all'Età del Bronzo e del Ferro, oltre alla raccolta più completa di oggetti medievali e celtici. Il secondo, invece, tra le altre collezioni espone le opere dell'impressionista Jack B. Yeats, l'artista irlandese forse più significativo. 
Passando per Grafton Street, la via dello shopping, raggiungiamo poi il Trinty College che, come il resto della città, non riesce ad entusiasmarci.
Sono ormai le 18. A passo lento, vaghiamo tra i vicoli di Temple Bar, il quartiere più movimentato della capitale, sperando di ritrovare almeno un pizzico di quell'atmosfera irlandese che tanto abbiamo apprezzato. Qui, tuttavia, tutto sembra essere costruito per attrarre i turisti, che si muovono in massa.
Per tornare in ostello percorriamo O'Connel Street, un largo viale dominato dallo Spire, un grigio pinnacolo alto 120m. Svoltiamo in una traversa e ci imbattiamo nella statua di James Joice. Una strana associazione di pensieri, riporta la mia mente al primo giorno trascorso in Irlanda: diretti al autonoleggio, ci siamo fermati, incuriositi dalla statua di Oscar Wilde. Mi convinco che forse anche Dublino ha qualcosa da offrire, l'eredità di due scrittori irlandesi che hanno saputo farsi spazio nella storia della letteratura...
Dopo cena, in un pub poco lontano dal nostro alloggio, beviamo l'ultima Guinness. Domani, infatti, ci attende un aereo... diretto in Scozia!






















  

2 commenti:

  1. Grazie per avermi fatto rivivere momenti fantastici. Sono stata anch'io a Dublino che mi è piaciuta molto e poi a Glendalough dove, come voi, sono rimasta affascinata dall'atmosfera magica che emana da quei luoghi mistici. Non avrei mai creduto che l'Irlanda potesse prendermi così il cuore! Ci tornerò appena possibile.

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    1. Hai proprio ragione, l'Irlanda è fantastica... Vorrei tornarci domani, per rivivere le stesse atmosfere e scoprire luoghi che durante questo viaggio non ho potuto visitare, come le Isole Aran...

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