Diario di un giorno a Sarjevo...

Bosnia - Sarajevo: Bascarsija

Il convoglio sfrecciava - forse sarebbe meglio dire che procedeva a passo d'uomo! - tra monti e vallate, nel canyon del fiume Neretva.

Lungo il percorso, di una bellezza inaspettata, pensavamo che sarebbe stato interessante potersi fermare e trascorrere qualche giorno in quei villaggi che ci scorrevano davanti agli occhi, uno dopo l'altro, rivelandoci una quotidianità scandita dai ritmi lenti di una volta.

Non avevamo tempo però. E poi, chissà se quell'area era sicura o se c'erano ancora mine inesplose...

In tre ore quel treno ci ha portati da Mostar a Sarajevo, coprendo i 130 km che dividono le due città.

Per raggiungere il centro ci siamo affidati all'unico tassista che sostava di fronte alla stazione, che con la sua vecchia e malmessa Audi80 ci ha accompagnati al Ponte Latino, passato alla storia per l'evento che ha innescato la Prima Guerra Mondiale, l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico, avvenuto nel 1914.

In pochi minuti ci siamo quindi ritrovati a Bascarsija, il cuore di Sarajevo. Tante botteghe, quelle degli artigiani, e tanti luoghi di culto, sia cristiani che musulmani, riflesso del carattere multietnico della città, un tempo considerata capitale culturale dell'intera Jugoslavia.

Passeggiando, ci siamo imbattuti in una ragazza che con modi gentili ci ha invitati ad entrare nella bottega del padre, una delle poche aperte quel giorno, che coincideva con una festività locale; dopo averci mostrato degli oggetti in rame, finemente decorati a mano, ci ha chiesto da dove venissimo e non appena ha saputo che eravamo italiani, ci ha parlato del suo progetto di un viaggio nel nostro Paese dopo la maturità, che avrebbe conseguito l'anno successivo.

Il padre, invece, che aveva riconosciuto lo stemma dell'Inter sulla maglietta di Gianluca, non ha mancato di esprimere la propria simpatia per la squadra di Milano, anche alla luce dell'impegno umanitario assunto da quest'ultima nei confronti dei bambini e dei ragazzi bosniaci negli anni successivi alla guerra civile.

Poi, abbiamo seguito la sagoma del minareto della Moschea del Centro, che si staglia verso il cielo, alto. Ai suoi piedi, nascosti da una fonte, due uomini, entrambi anziani: uno, sui gradini dinnanzi al portale, si riparava dal sole e si guardava in giro, l'altro, seduto su un tappetto, con il corano tra le mani, pregava.

Verso sera, per caso, ci siamo ritrovati in un caratteristico cortile: era un bazar, dai mille colori, pieno di tappeti provenienti da ogni dove, alcuni dei quali di inestimabile valore. Una donna si è avvicinata, offrendosi di guidarci tra quei suoi tesori, verso i quali sembrava nutrire un'immensa passione.

La giornata è trascorsa piacevolmente, tra i vicoli di una città che immaginavamo diversa, dal sapore meno mediorientale, che invece si respira forte...

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Se vuoi saperne di più del mio viaggio in Bosnia:

-Diario di un giorno a Mostar...
-Goran e quel treno per tornare a Mostar...
-Le cascate di Kravice ed il villaggio di Pocitelj..


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