mercoledì 23 luglio 2014

Goran e quel treno per tornare a Mostar...

Bosnia - Sul treno: il Canyon del fiume Neretva

In stazione una voce annunciava - solo in bosniaco - qualcosa riguardo al treno diretto a Mostar. Improvvisamente, il tabellone delle partenze sembrava impazzito: lettere e numeri di quel meccanismo continuavano a ruotare, senza alcuna logica. Poi, però, tutto è tornato ad essere chiaro: il nostro treno sarebbe partito con due ore di ritardo.

Ci siamo quindi portati sul binario e lì  abbiamo chiesto conferma ad un controllore, che purtroppo non ha compreso la nostra domanda, posta in inglese. Fortunatamente è intervenuto un signore sulla sessantina, che dopo averci spiegato la situazione, si è presentato ed ha atteso con noi.

Mentre cercava di esprimersi in inglese, abbiamo notato che usava vocaboli di un altro idioma; ci è venuto quasi spontaneo dirgli che, se preferiva, poteva parlare in tedesco e che l'avremmo capito. 

Venuta meno la barriera linguistica, Goran ci ha domandato da dove venissimo e che cosa facessimo in Bosnia. Appena ha sentito la parola << Italia >>, ha detto: <<Ci sono stato, quando ho lasciato il Paese, con la mia famiglia, durante la guerra>>. Poi, ci ha raccontato che si è imbarcato a Spalato, in Croazia, e che è quindi approdato nel nostro Paese, a Pescara, dove però e rimasto poco, perché si è spostato in Svizzera, come rifugiato. 

Parlando, ci è venuta spontanea una domanda: << Ma i bosniaci stanno iniziando a tornare a casa?>>. Lui ha risposto che qualcuno ritorna, ma che in molti rimangono nei Paesi dove sono stati accolti, come i suoi figli, perché in Bosnia non c'è lavoro. 

Diceva che con 500 Euro al mese in Bosnia si vive bene e che lui con la sua pensione non aveva alcun problema, ma che sono tanti quelli che vivono con molto meno. 

All'improvviso, in lontananza, abbiamo scorto il treno che ci avrebbe riportati a Mostar. Io e Gianluca ci aspettavamo si fermasse, invece, ha proseguito nella sua marcia. Goran ci ha spiegato che il treno sarebbe andato avanti per un po' e che ad un certo punto avrebbe sganciato qualche carrozza, per poi tornare indietro, far salire noi e finalmente mettersi dirigersi verso Mostar. Scuotendo la testa ci ha detto: << Questa è la Bosnia di oggi! >>.

Dai discorsi che ha fatto dopo, in treno, ci è parso chiaro che rimpiange i tempi della Jugoslavia, quando - secondo lui - tutto funzionava molto meglio...

Arrivati a Mostar, abbiamo salutato Goran, che ci ha suggerito di andare a Pocitelj e a Kravice prima di lasciare il Paese...

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


Se vuoi saperne di più sul mio viaggio in Bosnia:

-Diario di un giorno a Mostar...
-Diario di un giorno a Sarajevo....
-Le cascate di Kravice ed il villaggio di Pocitelj..




Nessun commento:

Dimmi la tua lasciando un commento...