lunedì 15 dicembre 2014

Quello che si dice un buon inizio...

Non avevo dormito nemmeno un istante. Pallida, con gli occhi infossati, stavo in piedi a fatica.

Il mio zaino era lì, pronto, davanti alla porta. Ancora in pigiama, lo guardavo e immaginavo quello che sarebbero state le successive ventiquattro ore.

Avevo l'influenza e dovevo partire per l'altro capo del mondo...

Per un momento ho pensato ad un segno del destino, che - ancora una volta - sembrava volermi impedire di partire. Ho pensato che forse non dovevo partire. Pensieri di questo genere a volte mi sfiorano, ma poi il mio lato più razionale ha la meglio e finisco per vedere le situazioni semplicemente per quello che sono: in quel caso, coincidenze.

Ebbene, alle 21.10, dopo dodici ore di volo ed uno scalo tecnico a Cuba, mi sono ritrovata a Cancun.

Se ce l'ho fatta - a dire la verità - è soprattutto merito di Gianluca, che sapeva quanto mi sarebbe costato rimandare ancora una volta la partenza; sono salita sull'aereo insieme a lui e grazie a lui, che mi ha spronata. Probabilmente, il desiderio di buttarmi in questa esperienza di viaggio - nelle condizioni in cui ero - non mi sarebbe bastato...

Con le formalità di ingresso, fortunatamente, è filato tutto liscio: non ci è stata chiesta nessuna prova di uscita dal Paese, né alcuna informazione riguardo ai pernottamenti. Solo: << Turismo? Quanti giorni?>>. Abbiamo persino evitato il controllo degli zaini, che avviene in modo casuale, a seconda del colore della luce (verde o rossa) che si accende dopo che si preme un pulsante, posto lì ad hoc... 

Per raggiungere quella che sarebbe stata la nostra sistemazione per la notte ci siamo affidati ad una compagnia che gestisce colectivos, ovvero dei minibus che fungono da taxi condivisi. Farci lasciare proprio davanti alla porta dell'ostello che avevamo prenotato ci sembrava la cosa migliore... 

Eravamo gli unici che alloggiavano nella cosiddetta Down Town di Cancun. Ci è dunque toccato un tour by night della Zona Hotelera, quella dove sorgono i resort e dove erano dirette tutte le persone salite con noi sul colectivo. Una bella superstrada collega, dritta dritta, quest'ultima con l'aeroporto. Tante palme. Tante belle strutture, tutte uguali, addobbate per natale, che era alle porte. Qualche discoteca. Persino McDonald's. Così, a primo impatto, ho avuto la sensazione di non essere in Messico, ma in qualche località costiera degli States. Effettivamente Cancun è nota anche come ''Gringolandia'', ovvero come il parco giochi degli americani...

Finalmente era arrivato il nostro turno: già ci vedevamo a letto. L'autista però non aveva idea di dove dovesse portarci. Gli abbiamo indicato l'ostello sulla cartina e lui continuava a girare in tondo, tutto intorno all'isolato. Due, tre, quattro giri. Poi ha iniziato a ripetere: <<No hay hotel, amigo! No hay hotel, amigo!>>. Ci ha quindi detto che doveva tornare in aeroporto.

L'ostello alla fine - o meglio, due minuti e 150 m più avanti - lo abbiamo trovato, ma solo dopo essere stati letteralmente scaricati in mezzo alla strada, in piena notte.

Quello che si dice un buon inizio...

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