Attimi sulla spiaggia di Tulum: due riflessioni riguardo alla felicità...

Non ero mai stata ai Caraibi.

Una lunga spiaggia bianca sfiorata da un mare piatto e cristallino, che riflette il colore del cielo, era tutto ciò che mi aspettavo. O forse no, forse, mi aspettavo anche qualche palma da cocco, qua e là, e soprattutto, il sole, mai nascosto, nemmeno da una di quelle nuvole bianchissime. 

Tulum si è rivelata proprio così, perfettamente aderente a quell'immagine di paradiso tropicale che, prima o poi, si insinua nei pensieri di chiunque. Forse solo il mare era un po' diverso da come lo immaginavo: mosso, dalle mille tonalità di blu e turchese.

Grigia. Inaspettatamente, Tulum si è palesata anche grigia, di quel grigio che conferisce opacità, che spegne i colori e che solitamente annuncia la tempesta. 

Devo dire che ho sempre apprezzato quelle atmosfere un po' nordiche, più da mare freddo, che si presta alla contemplazione e che inevitabilmente spinge alla riflessione. E non è stato diverso a Tulum...

Quel giorno, io e Gianluca, sulla spiaggia, abbiamo passeggiato, molto serenamente, pur sapendo che di lì a poco lui sarebbe tornato in Italia, abbiamo costruito, così, per gioco, piramidi di sabbia, abbiamo letto insieme e tutto d'un fiato una di quelle favole di Sepulveda che sembrano essere state scritte per i più piccoli, ma che hanno tanto da insegnare soprattutto ai grandi...

Intanto il vento soffiava, increspava il mare, percuoteva le barche ormeggiate, cullava i pellicani su di esse adagiati e sosteneva i cormorani in volo.

Noi eravamo lì, semplicemente incuranti di ciò che stava per scatenarsi. Volevamo solo vivere quel momento, spensierati.

Che la felicità non stia nel concentrarci su noi stessi, per comprendere ciò che di meglio nascondiamo e possiamo dare agli altri...

Che la felicità non stia nel Carpe diem, che noi, uomini degli anni duemila, travolti da una modernità che non di rado sembra rivolta unicamente verso il futuro, sembriamo dimenticare, almeno qualche volta...

Arrivata la pioggia, siamo scappati, di corsa, verso quello che era l'unico riparo - ma comunque un riparo! - da quella furia ai nostri occhi inverosimilmente caraibica... Un gazebo!










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