mercoledì 11 marzo 2015

Dzibilchaltun: difficile da pronunciare, difficile da lasciare...

Quando ho detto a Gianluca che il giorno dopo sarei andata a Dzibilchaltun, ho dovuto fare lo spelling della parola almeno un paio di volte. <<Dzi - bil - chal - tun!>>, dicevo e mi tornava indietro, come un eco, l'inimmaginabile: <<Dzibitun?>>, <<Dzibiltun?>>, <<Dzichltun?>>. 

Non credo ci fossero interferenze, né che la connessione fosse particolarmente lenta o che fosse, semplicemente, un problema di Skype...

Io, quando ho sentito per la prima volta <<Dzi - bil - chal - tun!>>, ho detto <<Eh?>> ed ho dovuto ripetere parecchie volte...

In effetti, se volevo andarci, dovevo imparare a dire... Va beh, lasciamo perdere!


Quella mattina, per fortuna, sono riuscita a farmi capire...

Il colectivo, dopo mille fermate, in città e fuori città, in poco più di mezz'ora, è arrivato a Dzibilchaltun...

Prima di scendere, tuttavia, l'autista mi ha spiegato che l'ultimo pezzo di strada, fino alle rovine, dovevo farlo in moto-taxi. <<In moto-taxi?>>, gli ho chiesto. Non sapevo neanche cosa fosse un moto-taxi. Me ne ha quindi indicato uno, posteggiato a pochi metri: si trattava di una moto che al posto della ruota anteriore aveva una sorta di cassapanca con due ruote, su cui si siedono, ovviamente, i passeggeri, anche due o tre.

Avevo alternative?

Arrivata, indenne, all'ingresso del sito archeologico, mi sono messa in fila per acquistare il biglietto d'entrata. Lì ho conosciuto Ginette e Tom, due simpatici pensionati scozzesi, che da sempre vivono in Canada e sono soliti passare i mesi più freddi dell'anno in Messico.

Mentre passeggiavamo tra le rovine mi hanno raccontato che una volta per raggiungere il Messico hanno attraversato tutti gli States in macchina; in quel caso, invece, erano arrivati in aereo e facevano base a Merida, dove avevano preso in affitto l'appartamento di un loro amico messicano, professore presso la facoltà di ingegneria.

Poi, mi hanno chiesto come fossi arrivata a Dzibilchaltun quella mattina. La mia risposta li ha stupiti: si erano fatti accompagnare dal loro amico, convinti che non ci fossero mezzi di trasporto diretti al sito archeologico.

Ci siamo salutati solo una volta terminata la visita alle rovine: io volevo andare al museo, loro invece preferivano tornare al cenote.

Una volta lasciata l'area archeologica, mi sono resa conto che il professore amico di Ginette e Tom aveva ragione: per tornare dove ero scesa dal colectivo avevo due alternative - le gambe o il taxi -entrambe da scartare; la prima perché non sapevo in che direzione andare e perché mi rendevo conto che non si trattava proprio di una passeggiata, la seconda perché mi avrebbe portata a sforare il budget.

Vedendomi in difficoltà, Ginette e Tom, giunti proprio al momento giusto, mi hanno chiesto se volevo un passaggio fino a Merida...

Tutto bene quel che finisce bene!

P.S.: Comunque, c'è il trucco per andare e TORNARE da Dzibilchaltun, peccato che l'ho scoperto tardi (Leggi Il sito archeologico di Dzibilchaltun...)...







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