Mundo maya, parte 2: San Juan Chamula

Già prima di partire avevo in mente di andare a San Juan Chamula, un villaggio di montagna, poco distante da San Cristobal de las Casas. Ad incuriosirmi erano le pratiche religiose che ogni giorno, ad esclusione del mercoledì, si tengono in chiesa; la loro particolarità sta nella commistione di due diverse religiosità, ovvero di sentimenti, credenze e culti derivanti sia dalla tradizione cristiana che da quella maya. 

Finché non ho visto con i miei occhi, non sapevo cosa aspettarmi. Era una messa in scena o era qualcosa di sentito dalla gente del posto? Era una finzione posta in essere per i turisti o una realtà che andava avanti del tutto indifferente rispetto a presenze estranee? 

A dire la verità già a San Cristobal avevo iniziato a capire. Mi era bastato guardarmi intorno, vedere cosa succedeva, come vive la gente, per capire la spontaneità del mondo in cui mi ero calata (se ti va leggi Mundo maya, parte I: la quotidianità di San Cristobal de las Casas). E cosi che ho pensato che a San Juan Chamula non doveva essere diverso.   

Devo ammettere che davanti alla chiesa, quando mi è stato chiesto di pagare un biglietto d'ingresso, ho creduto di essermi sbagliata.

Poi, però, sono entrata...

Era buio, più buio che in certe chiese gotiche che ho avuto modo di vedere in Europa. La luce filtrava, debole e trasversale, dall'alto verso il basso, attraverso una vetrata; quei pochi raggi che intravedevo avevano però una materialità quasi palpabile. Per terra un tappeto di aghi di pino, compatto, emanava quel caratteristico odore, che non avevo mai sentito così intenso. Solo l'incenso, al contempo leggero e denso come la nebbia, era più penetrante. Potevo ascoltare tutt'altro che il silenzio reverenziale tipico dei luoghi di culto.

Davanti a me, in piedi, un gruppo di uomini: indossavano un cappotto di lana e un copricapo bianco; alcuni, tra le mani, avevano delle bottiglie, altri degli strumenti musicali simili a chitarre e fisarmoniche. Più avanti gruppi di donne con lunghe gonne, anche quelle di lana, sedute sul pavimento, che parlavano e pregavano, custodendo, in sacchi di plastica, delle galline, vive, ma inspiegabilmente quiete.

Gli uomini chamula pian piano avanzavano e poi tornavano indietro, offrendo da bere a chi non aveva con se pox, cocca cola e altre bevande che favoriscono - come dire - l'eruttazione, che rientra tra le pratiche locali volte all'espiazione dei peccati. Per terra, sul tappetto di aghi di pino, proprio per questa ragione, vedevo anche tante lattine contenenti bevande gassate.

Per un po' sono rimasta lì, poco più avanti rispetto al portale e osservavo ciò che accadeva.

Volevo vedere meglio però. Volevo vedere cosa succedeva intorno all'altare. Dalla mia posizione potevo scorgere solo quelle donne davanti a me, che nel frattempo avevano acceso e appoggiato per terra tante candele, lunghe e sottili, quasi a formare delle piccole barriere di fuoco.

Lentamente sono avanzata anche io. Sono avanzata finché non ho visto un anziana signora prendere la sua gallina. La dondolava, dolcemente, sulle candele, poi, sopra il capo di due giovani, una ragazza e un ragazzo, mentre pronunciava parole per me incomprensibili, ma che suonavano come una preghiera. All'improvviso, si è fermata. Ha tirato il collo alla gallina. Non ho compreso fino in fondo quello che ho visto. Forse, una benedizione seguita da un sacrificio.

Sono indietreggiata quasi subito e mi sono seduta, anche io su quel tappeto di aghi di pino.






CURIOSITA'. Sapevate che i chamula ammettono la poligamia?

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INFORMAZIONI PRATICHE

Raggiungere San Juan Chamula
Frequenti colectivos collegano il villaggio a San Cristobal, 30 pesos a/r, circa mezz'ora.
E' possibile prendere parte a dei tour, in minivan o a cavallo.

Ingressi
L'ingresso alla chiesa è a pagamento, 15 pesos.



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