In treno verso Budapest...

Era presto. Il sole doveva ancora sorgere. Rannicchiata sul sedile, tutta assonnata, aspettavo che il treno lasciasse la stazione. Gianluca, accanto a me, sembrava assorto nei suoi pensieri. Entrambi avremmo volentieri ripreso sonno. 

Improvvisamente, sferragliando, il treno annunciava la partenza verso Est. Lungo i binari la luce dei lampioni faceva largo al convoglio e mi abbagliava, costringendomi a chiudere gli occhi, cullata dal ritmo regolare e al contempo meccanico della marcia.

Vasti campi - coltivati e non - inframezzati solo da case e cascine isolate, sembravano perpetuarsi all'infinito, come  le immagini proiettate da una vecchia cinepresa in stallo. Il paesaggio scorreva monotono ed io avevo l'impressione di essere ormai lontana anni luce da Vienna. 

Il treno, in realtà, correva sulle rotaie da poco più di un ora ed aveva probabilmente appena superato il confine tra Austria ed Ungheria, ma ogni cosa mi faceva pensare che avesse percorso una distanza ben più vasta.

Nel mio itinerario, fatto di tappe in città ferite dalla dittatura nazista prima e da quella comunista poi, la sfarzosa capitale di quello che è stato l'impero asburgico poteva apparire quasi fuori contesto. 

D’altra parte, la decisione di inserirla nel mio percorso aveva alla base una motivazione meramente pratica: è infatti uno snodo ferroviario strategico per chi va verso Est

Certamente, poi, Vienna rientrava tra le capitali che da tempo volevo visitare; inoltre la mia permanenza sarebbe venuta a coincidere con il periodo dell’Avvento, durante il quale ogni anno vengono allestiti i mercatini natalizi, che per me sono un vero e proprio motivo di richiamo.

Con il senno di poi, posso dire che la scelta è stata davvero fondamentale nel determinare la mia percezione di quella che viene definita Europa Orientale...

Dal finestrino del treno non vedevo palazzi eleganti o sfarzose residenze imperiali, ma ciò era scontato, dato che non mi trovavo più in città. Non vedevo, tuttavia, neppure quelle casette con i fiori alle finestre o i cuori intagliati. 

Le poche strutture che sono riuscita a scorgere, lontane le une dalle altre, sembravano quasi abbandonate a loro stesse. Non solo enormi edifici industriali dismessi, ma anche cascine.

Eppure in quell'angolo d'Ungheria ci abitava ancora qualcuno, che continuava a condurre una vita semplice, che mi sarebbe piaciuto conoscere più da vicino, non da un treno in marcia.

Una zappa nell'orto, una bicicletta appoggiata alla staccionata...

E poi sono giunta a Budapest!

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Se vuoi saperne di più a proposito del mio viaggio verso Est:







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