giovedì 23 aprile 2015

Riflessioni in barca a vela, prima di tornare a casa...

Il mio viaggio in Centro America stava volgendo al termine. Pochi giorni dopo sarei tornata a Cancun, dove tutto ha avuto inizio, dove mi aspettava il volo di ritorno.

Intano però ero lì, a Caye Caulker, in Belize, su quella barca a vela, per una giornata di snorkeling.

Lì, seduta sulla prua, vedevo l'isola sempre più lontana, come una striscia di sabbia in mezzo al mare e riflettevo su cosa mi avevano dato quei giorni in solitaria.

Colori. Suoni e rumori. Sapori. Odori, gradevoli, sgradevoli. Avevo visto, sentito, assaporato, sentito ancora. Eppure, arrivata a quel punto, sapevo che, al di là di tutto quello che avevo vissuto, era l'esperienza del viaggio in sé e per sé ad avermi dato qualcosa. 

Negli aironi e nei gabbiani che volavano sopra di me, all'improvviso, ho visto materializzarsi i pensieri che mi passavano per la testa. Era come se il senso di libertà provato in quei due mesi - come dire - itineranti, avesse preso forma, nei movimenti leggiadri di quegli animali, che volteggiavano nel cielo azzurro.

Caye Caulker - Aironi e gabbiani in volo

La libertà che vedevo era quella - indescrivibile - che si prova esperendo il mondo e la sua immensità.

Avevo capito che ogni volta che avevo fatto un passo avanti, con il mio zaino sulle spalle, mi ero appropriata di ciò che mi stava intorno, o meglio, che ciò che mi stava intorno mi aveva arricchita, dentro.

E' una libertà che dà, dunque, quella a cui pensavo, una libertà che dà qualcosa che rimane anche oltre il viaggio, quando si torna a casa con occhi diversi, con un bagaglio di visioni del mondo altro rispetto a quello con cui si è partiti.

Proprio mentre pensavo a tutto questo ho notato che due delfini nuotavano al seguito della barca. Li ho osservati mentre nuotavano nell'acqua, quasi invisibili. Li ho osservati quando hanno iniziato a saltare, ad inseguirsi, fino a scomparire.

Credo che anche quelle creature, che da sempre mi affascinano, siano libere, come solo certi viaggiatori: vivono in mare, laddove il mare è blu, conoscono le terre sommerse, ma non si accontentano, vogliono vedere cosa c'è oltre...

Caye Caulker - Delfini

Durante questo primo lungo viaggio ho compreso molte cose su me stessa, cose che - in fondo - mi hanno sempre caratterizzata, ma di cui forse non avevo piena consapevolezza.

Credo che una cosa in assoluto non mi manchi, come probabilmente non manca a chiunque decida di mettersi in viaggio e percorrere migliaia di chilometri da solo: la determinazione. Oggi so che se ho un obiettivo, posso raggiungerlo, se ci metto tutta me stessa. Qualcuno potrebbe controbattere, dicendo che viaggiare è un piacere e che non implica alcun tipo di impegno; sono sicura, tuttavia, che ogni backpacker che leggerà questo post, sa che non è così, che viaggiare, a volte, può anche essere faticoso...

E poi, ho capito che amo mettermi alla prova, che amo le sfide. Ciò che voglio dire, ad esempio, è che non potrei mai vagare, senza una meta. Per me viaggiare significa fare un percorso, che ha un inizio ed una fine. Partire e riuscire a tornare, affrontando le piccole o grandi difficoltà che quotidianamente si presentano fa parte del gioco, un gioco che mi entusiasma.

L'esperienza in Centro America, oltre ad aver cambiato - come dicevo prima - la prospettiva dalla quale vedo il mondo, mi ha permesso di prendere le distanze da me stessa e di vedermi per quello che sono e che posso essere anche quando tornerò alla quotidianità.

Con la maschera e il boccaglio mi sono tuffata tra squali, mante, pesci e coralli, contenta che da lì a breve sarei tornata a casa, diversa, pronta a pormi altre sfide, altri obiettivi, da condividere con Gianluca, in attesa di una nuova partenza... 



Nessun commento:

Dimmi la tua lasciando un commento...