lunedì 20 aprile 2015

Semuc Champey: disconnettersi per tornare alla realtà...

Mi sono fatta accompagnare al Sundog's e li ho aspettato il minivan diretto a Lanquin, sorseggiando lo smoothie più buono di sempre, preoccupata per le difficoltà che - almeno potenzialmente  -  mi aspettavano con Skype e Whatsapp

Fino a quel momento ero sempre riuscita a comunicare con Gianluca: ogni giorno almeno un paio di video-chiamate e tantissimi messaggi. Ma a Semuc Champey sapevo che c'era un problema: la corrente elettrica e quindi tutte le comunicazioni che presuppongono una connessione di rete erano garantite solo in alcuni momenti della giornata.

Una soluzione, seppure un po' costosa, ce l'avevo - sms e qualche telefonata - ma speravo che la situazione non fosse davvero come mi era stata prospettata...

L'arrivo a Lanquin era previsto intorno alle sette di sera, ovvero cinque ore dopo la partenza, ma ci è voluto molto di più. Se infatti fino a Coban la strada è in buone condizioni, oltre si trasforma in un sentiero. Prima su per la montagna, poi giù e alla fine ci si è messa pure la pioggia; quando è calato il sole, ci si muoveva a passo d'uomo. Ad un certo punto è sbucato un mezzo che procedeva nella direzione opposta: marcia indietro, in salita, sgommate e ancora sgommate, fumo... Una manovra da paura!

Arrivata a Lanquin, non era finita: mi aspettavano altri 45 minuti su quella strada, fino a Semuc Champey, sul minivan dell'ostello...

Quella sera, esausta, prima di addormentarmi, mi sono chiesta: <<Ma ne sarà valsa la pena?>>.

Solo il giorno dopo ho capito che ero nel Guatemala che stavo cercando, esoticamente bucolico.

Al mio risveglio, mi è bastato dare un'occhiata fuori dalla finestra: intorno a me tante colline, ricoperte da campi di mais e piante tropicali, oltre a qualche piccolo torrente...


Il cielo era azzurrissimo e mi spingeva ad uscire, a scoprire cosa c'era lì fuori e così, in pochi minuti, ero pronta...

Mentre salivo e scendevo su quelle colline, due bambini, vedendo che mi stavo avvicinando alla loro casa, mi sono corsi incontro. Tutti sorridenti, continuavano a pormi mille domande, come i genitori, apparsi poco dopo. Solo il nonno se ne stava in silenzio, seduto su una sedia, vicino ad un maiale sdraiato per terra.


Dopo una mezz'oretta sono tornata a perdermi su quei sentieri panoramici...

Solo nel pomeriggio mi sono quindi spinta sino alle cascate, quelle in mezzo alla giungla, quelle che formano delle ampie piscine naturali, le cui acque sono di un turchese intenso, che ho voluto rivedere anche il giorno dopo...



Non mi ero mai trovata in un luogo come Semuc Champey prima di allora. O meglio, non mi ero mai trovata in un luogo isolato come Semuc Champey: ore e ore per percorrere pochi chilometri e raggiungerlo, wi-fi solo dalle 9 alle 10 e dalle 18 alle 23, lentissimo...

E anche vero però che non mi sono mai trovata in un paradiso come Semuc Champey, che probabilmente è tale perché non è attraversato da un'autostrada e non è deturpato da decine e decine di hotel che offrono altrettante postazioni internet.

Chi è abituato ad essere sempre connesso - non solo al mondo virtuale - forse fa un po' fatica ad immaginare Semuc Champey, o meglio, ad immaginare se stesso a Semuc Champey. Niente macchina, niente metro, né bus ogni mezz'ora. Il cellulare, all'improvviso, smette di suonare. E lì, a piedi, le dita abbandonano quel movimento quasi spasmodico, tipico di chi ha fretta di rispondere ad un messaggio e poi ad un altro ancora. E così si torna al proprio io, quello della vita reale, lasciando l'avatar in balia della rete, almeno per un po'...

A Semuc Champey ero letteralmente fuori dal mondo, dal mondo di oggi, fatto di comunicazioni incessanti...

Non mi è pesato stare in mezzo al nulla: in fondo amo stare in mezzo al nulla.

E i social network? Non mi è pesato nemmeno non ricevere le notifiche in tempo reale.

Mi è pesato, invece, non riuscire a sentire la voce di Gianluca, se non per qualche minuto al telefono! Se ho capito una cosa a Semuc Champey è che, se ho una dipendenza, quella non è da Facebook, Twitter o Google+, ma da Skype!

Chissà fino a quando Semuc Champey rimarrà il paradiso che è oggi...

E quando non esisteranno più luoghi che hanno il potere di riportarci alla realtà?










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