Una settimana sul Lago di Atitlan - Parte II: il Vulcano San Pedro

Alle sei siamo partiti, io, la guida e due americani. In moto-taxi abbiamo raggiunto il punto in cui inizia il sentiero che si snoda sul Vulcano San Pedro. 

La guida, Lorenzo, ci indicava alberi di avocado, fiori, piante di mais che crescono senza la necessità di un sistema di irrigazione, perché lì la terra è sempre umida.

Ci ha anche parlato di una questione che lo preoccupa molto: il fatto che le nuove generazioni stiano perdendo l'idioma locale, imparando solo lo spagnolo ed eventualmente l'inglese, perché ''senza non si mangia!''. 


Io e gli americani, Tom e Megan, non riuscivamo a dire nulla, purtroppo. O meglio, eravamo in grado di chiedere una sola cosa: <<Quanto manca per arrivare in cima?>>. La fatica era tale da toglierci non solo la parola, ma anche il fiato, tanto che diverse volte abbiamo pensato di tornare indietro, nonostante le numerose soste.

Il percorso, infatti, si è da subito presentato in salita, ripido, più di quanto immaginassimo; vi dico solo che in tre ore e mezza di cammino, non abbiamo posato i nostri scarponi neanche su un piccolo tratto in piano. Ecco, senz'altro me lo ricorderò la prossima volta che vorrò cimentarmi in una qualche impresa di questo tipo! 

Una volta raggiunta la meta, però, sono stata felice di non aver abbandonato... Il panorama si è rivelato magnifico: potevo scorgere il lago, nella sua vastità, e le cime tutt'intorno ad esso.   


Il ritorno, fortunatamente, è stato meno impegnativo: avevo infatti la sensazione che le mie gambe si muovessero da sole, senza alcuno sforzo da parte mia. Lorenzo, ironico, mi ha persino detto: << Horita hay bueno ritmo!>>.
 
Tornata in hotel, ero affamata e distrutta. E così, dopo aver letteralmente divorato metà buffet al ristorante, mi sono messa a letto ed ho dormito, non so per quante ore, ma era notte quando mi sono svegliata.
 
 
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