Una settimana sul Lago di Atitlan - Parte IV: Santiago e la guerra civile


Arrivata a Santiago, speravo di riuscire a capire qualcosa in più riguardo alla guerra civile che ha devastato il Guatemala per trentasei anni, dal 1960 al 1996. 

Conoscevo, sommariamente, i fatti più rilevanti della storia recente del Paese, ma non mi bastava, forse perché sapevo che il villaggio ha avuto un ruolo fondamentale nel processo di pacificazione. 

Nel 1960 un gruppo di guatemaltechi, sostenuti dagli Stati Uniti, ha rovesciato il governo presieduto da Jacobo Arbenz, eletto democraticamente sei anni prima, che stava espropriando e redistribuendo terre incolte, allora nelle mani di grandi possidenti e società multinazionali. La conseguenza fu l'istituzione di un regime militare, presidiato da Carlos Castillo Armas, responsabile di un vero è proprio massacro (c'è chi parla addirittura di genocidio!).

Santiago è stato il primo paese a deporre le armi, dopo l'uccisione di tredici abitanti del villaggio, nel dicembre 1990. 

Anche se in paese la vita va avanti, probabilmente più serena di una volta, il passato non è stato dimenticato. Rimane nei ricordi della gente. Riemerge nel Parque de Paz, che - accogliendo i corpi degli uomini che hanno perso la vita per mano dell'esercito - è un luogo della memoria.

Sapevo di non avere grandi chance di riuscire a parlare con qualcuno di quei terribili anni: innanzitutto perché non padroneggiavo - e non padroneggio tuttora! - lo spagnolo e tanto meno la lingua locale; poi, perché si trattava di un argomento delicato, che generalmente le persone fanno fatica ad affrontare, soprattutto se certe circostanze le hanno vissute in prima persona.

Quando il ragazzo che guidava il moto-taxi si è fermato al Parque de Paz, non mi è sembrato vero che, spontaneamente, iniziasse a spiegarmi quanto era accaduto lì nei primi anni novanta e, così, ho pensato di potergli porre qualche domanda.

Chiedendogli, cosa - secondo lui - ci fosse dietro quella guerra, le motivazioni che spinsero molti uomini maya a costituire una guerriglia per combattere l'esercito, non mi aspettavo che potesse dirmi, semplicemente: <<L'istruzione pubblica!>>. Gli ho anche chiesto se l'istruzione pubblica rientrava tra le diverse richieste avanzate dall'Unidad Revolucionaria Nacional Guatemalteca, ma lui ha ripetuto che quello era l'unico motivo alla base del conflitto.

Considerando la risposta, ho smesso di fare domande. Certamente quel ragazzo non ignorava la questione, poiché aveva iniziato lui a parlarmene. Era chiaro, tuttavia, che non volesse esprimere la sua opinione a riguardo. Non conosco i motivi alla base della sua improvvisa chiusura, di quelle sue risposte evasive e fuorvianti. Posso immaginarli però. E quindi comprenderli.





 

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