Di Bangkok, del partire da sola e delle amicizie in viaggio...

A fine gennaio sono partita per il Sud Est Asiatico con un biglietto di ritorno datato 25 marzo.

Avevo già viaggiato da sola, in parte in Messico, in Guatemala, in Belize e poi in Corea del Sud. Mai però ero partita in compagnia unicamente di me stessa: sul volo per il Centro America c'era Gianluca, su quello per l'Estremo Oriente, per Tokyo, mia mamma. 

Ciò significa anche che le volte precedenti ho sempre condiviso l'arrivo nei diversi Paesi - tra l'altro tutti molto distanti dall'Italia, anche e soprattutto culturalmente parlando - e almeno una parte del percorso che avevo in mente.

La scorsa volta, invece, è stato diverso. Arrivata a Bangkok, con me non c'era nessuno. E neanche in Laos, in Vietnam ed in Cambogia. 

Molte delle persone che mi stanno intorno si chiedono come io abbia fatto, come io sia riuscita ad affrontare un'esperienza del genere. Credo che ciò che ai loro occhi appare - diciamo così - curioso, è come una donna possa anche solo pensare di preparare uno zaino, metterselo in spalla, andare così lontano, fare così tanta strada e poi tornare.

Tutte queste persone giustamente parlano di esperienza ed io stessa sostengo che, sì, quelle esperienze mi abbiano dato tantissimo. Ciò che non considerano tuttavia è il fatto che di ragazze come me - che nel mondo vedono qualcosa di meraviglioso e non unicamente i pericoli che potrebbero essere anche dietro l'angolo di casa propria - non sono una rarità.

Poi, non so se effettivamente si tratta del fatto che si continua a fare una - fastidiosa e oserei dire anche insensata - distinzione tra sesso debole e sesso forte. Forse ciò che è inconcepibile, ancora oggi, è che una ragazza possa decidere liberamente quale debba essere il suo cammino. 

Comunque, se sono partita è perché sapevo che sarei riuscita a tornare, che sarei atterrata a Bangkok e che da lì sarei decollata 60 giorni dopo, per fare ritorno in Italia.

Lo scalo ad Abu Dhabi e i due voli mi avevano stancata, ma una volta a destinazione, ero davvero molto tranquilla, nonostante tutto ciò che avevo sentito e letto a proposito della città. 

Viaggiando, mi sono resa conto che spesso chi rimane a casa pensa ai luoghi più disparati attingendo a visioni che sono lontane anni luce da quella che è la realtà e lo dico nel bene e nel male. Quindi prendo sempre - come si dice - con le pinze ciò che mi viene riferito. Questo, chiaramente, non significa che io tenda a sottovalutare certe questioni: ogni volta mi informo e cerco di valutare con attenzione prima di prendere qualsiasi decisione, dalla scelta di partire per un Paese fino ad arrivare alle singole località da inserire all'interno di un eventuale itinerario. 

Ecco, per raggiungere il mio ostello, non lontano da Khao San Road, ho deciso di prendere un taxi: sapendo delle truffe che coinvolgono i turisti, sapevo che non era il caso di improvvisare e sono stata ben attenta a muovermi nel modo giusto...

Una cosa che ho imparato da subito è che quando viaggio da sola posso contare unicamente su me stessa e che - per quanto io sappia che il mondo è un posto meraviglioso - devo sempre tenere gli occhi aperti. Posso dire che già la prima esperienza in solitaria, quella in Centro America, mi ha dato una grande sicurezza, nonché una piena presa di coscienza di quelli che sono i miei mezzi.

Un'altra cosa di cui mi sono resa conto, più che mai durante questo viaggio, è che non si può viaggiare per moda, perché lo fanno gli altri, soprattutto per lunghi periodi e con un budget limitato. E' indispensabile tanto tanto entusiasmo, oltre ad una buona dose di determinazione e capacità di adattamento alle situazioni più svariate. Ciò che voglio dire è che ogni partenza deve essere qualcosa che davvero si desidera, altrimenti si rischia di tornare indietro al primo ostacolo, perché in viaggio non sempre fila tutto liscio.

Una volta in ostello, ho riposato un paio d'ore e poi sono uscita. 

Ero curiosa. Molto curiosa. Volevo vedere Bangkok con i miei occhi. Volevo sentirla con le mie orecchie. Volevo sentirla con il mio naso.

Sapevo ancora prima di essere lì che avrei trovato la città - come dire - davvero sensoriale.

Gente che va, gente che viene, che si fa largo tra le bancarelle. Senza parlare dei tuc tuc a bordo strada, con le loro voci attutite dai rumori del traffico, delle auto, dei motorini, che rimbombano, in continuazione. E quell'odore di smog, che si unisce a quello di fritto e rifritto dello street food. 

E' innegabile, Bangkok è caotica, in tutto e per tutto, ma il suo è un caos che da subito mi ha attirata. Potevo non dare un'occhiata alla mercanzia in vendita? Potevo non provare due involtini primavera e qualche gambero gratinato? Potevo non fare un giro in tuc tuc?

Quel giorno, quello del mio arrivo in Thailandia, me la sono presa con molta calma, per sentire, appunto, la città.

La sera sono rimasta in ostello ed ho incontrato Blanca, una ragazza olandese con la quale ho trascorso i successivi due giorni.

Non sono una persona particolarmente estroversa, eppure quando viaggio da sola spesso mi capita di condividere parte del mio percorso.

Mi è capitato più volte di leggere sui social di persone spaventate dall'idea di viaggiare da sole ed in particolare dal fatto di poter soffrire di solitudine. Innanzitutto, credo che sia molto facile trovare dei compagni di viaggio, in ostello appunto, o prendendo parte a qualche escursione ad esempio. E poi, ritengo che stare da soli, con se stessi, possa avere un suo perché: imparare a conoscersi meglio e mettersi alla prova sono solo alcune delle motivazioni che mi vengono in mente.

Con questo non voglio dire che si debba necessariamente viaggiare da soli o che viaggiare da soli sia il modo migliore (esiste un modo migliore?) di viaggiare. Personalmente amo viaggiare in coppia e, vorrei condividere ogni giorno in giro per il mondo con il mio compagno, che purtroppo non può seguirmi sempre e ovunque.

Con Blanca sono andata al Palzzo Reale, ho visitato diversi templi, ho persino fatto un massaggio thailandese (!!!), ma poi ognuno - come era giusto che fosse - ha preso la sua  strada, io quella per il Laos, lei quella per il Nord del Paese.

Credo che nelle amicizie nate in viaggio ci sia qualcosa di estremamente bello: dal confronto con chi nutre la nostra stessa passione per il mondo, alla libertà di continuare a fare le proprie scelte, senza compromessi...

Volete sapere cosa è successo circa un mese dopo? Per puro caso ci siamo incontrate ancora, in Cambogia, ma questa è un'altra storia e ve la racconterò più avanti...

Io a Bangkok - Thailandia


Se volete vedere le foto che ho scattato a Bangkok, seguite il link e, se vi va, mettete mi piace sulla pagina facebook di My way, around the world:


4 commenti:

  1. Mi lascia sempre un po' perplessa quando sento che per molta gente è normale che un ragazzo viaggi da solo, e invece quando si tratta di una ragazza apriti cielo! Le donne che viaggiano da sole sono delle fuori di testa che si espongono al pericolo... ma stiamo scherzando? Io, per esperienza personale, posso dire che le donne, proprio perché donne, sono delle viaggiatrici molto più consapevoli e con la testa sulle spalle.

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  2. Non sai quanto mi dia fastidio sentire che per una donna è pericoloso mettersi in viaggio da sola... Non so, poi, tra le righe questo vuol dire anche che non siamo consapevoli e non abbiamo la testa sulle spalle? La penso esattamente come te... Grazie per il tuo commento! :-)

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  3. Viaggiare da sole è un'esperienza arricchente e bellissima, non solo perché ti permette di "vivere" il viaggio ed il posto in maniera diversa e più intima, ma anche perché impari molte cose su te stessa, sui tuoi limiti e sull'imparare a cavartela.
    Purtroppo è vero che le donne che viaggiano da sole sono ancora un po' viste "storte" da qualcuno... ma per quanto mi riguarda è un'esperienza che consiglierei a tutti di fare.

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    1. Speriamo che con il tempo scompaia un certo tipo di mentalità, perché sta tutto lì... Chissà , Serena...

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