mercoledì 31 agosto 2016

Primo approccio con il Vietnam: i giorni ad Hanoi e la gita al villaggio di Duong Lam

Gli ufficiali, in quelle loro divise verdi e ampie, erano tutti indaffarati: stampavano, ordinavano e compilavano documenti, carta, scartoffie. Io li osservavo, dallo sportello, ormai da una trentina di minuti, da quando gli avevo consegnato tutto il necessario per ottenere il visto.

<<Sono 25$!>>, mi ha detto uno di loro.

E così, riconsegnandomi il passaporto, mi ha aperto le porte del suo Paese, la Repubblica Socialista del Vietnam.

Quell'autostrada, a cinque corsie per senso di marcia, che collega l'aeroporto con il centro di Hanoi, mi ha fatto una strana impressione: mi è parsa spaziale, probabilmente perché avevo ancora negli occhi la strada sterrata percorsa solo poche ore prima, per raggiungere l'aeroporto di Luang Prabang, nel vicino Laos. E così anche quel ponte, attraversato poco dopo essere salita in macchina, illuminato, che dà al paesaggio urbano un non so che di futuristico. 

A centinaia i motorini sfrecciavano, sfrecciavano e sfrecciavano, come sempre, immaginavo. Quella sera però iniziava il capodanno cinese, quindi, forse, sfrecciavano ancora più veloci. E forse erano anche più carichi del solito. Tre, quattro persone sullo stesso mezzo, su alcuni persino piccoli alberi di mandarino, che in molti si accingevano a portare a casa proprio per l'avvento della festività.

Il quartiere vecchio, dove si trovava il mio ostello, era un brulichio di gente che andava e veniva e che probabilmente si stava preparando alla mezzanotte.

Scorcio del quartiere vecchio - Hanoi, Vietnam

E devo dire che i fuochi d'artificio mi hanno lasciata a bocca aperta! Alcuni scoppiavano in modo tale da formare un cuore o addirittura uno smile! Avevo inteso quello spettacolo, che ho potuto ammirare dal terrazzo dell'ostello, come un caloroso benvenuto, nonostante tutto ciò che era già successo prima che io arrivassi lassù (che puoi leggere qui, se ti va: Disavventure vietnamite).

Il giorno seguente la città si è completamente spenta. Gran parte dei negozi erano chiusi. Per strada nessun ambulante. La gente se ne stava a casa, in famiglia. Molti festeggiavano con i loro cari nei locali nei quali solitamente esercitano attività commerciali, in quell'occasione trasformati in sale da pranzo. E molti erano anche coloro che si recavano nei numerosi luoghi di culto presenti ad Hanoi.

Quella mattina io invece mi sono portata sul lago Hoan Kiem, che domina il centro cittadino, creando una sorta di oasi nel caos, un caos apparentemente imploso nei giorni in cui si stava entrando nell'anno della scimmia.

Lì sul lago, solo sul ponte rosso, quello che porta al Tempio Ngoc Son, una gran folla.

Persino il quartiere vecchio, con le sue mille viuzze, era piuttosto sonnolento nel pomeriggio. Solo all'imbrunire qualche bar, di quelli tipici, con gli sgabellini sul marciapiede, apriva. Anche qualche ristorante, a dire la verità, come quello in cui ho deciso di cenare con il solito ''fried rise with vegetable'', che nel menù offriva anche ''fried dog meat'', ovvero carne di cane fritta...

Un fiume di gente sul Ponte Rosso ad Hanoi - Vietnam

Bar ad Hanoi, una sera durante il capodanno cinese

<<Possiamo avere del burro anziché la frittata?>>, abbiamo chiesto in inglese io e le ragazze uruguayane che stavano nella stessa camerata in cui stavo io, stanche di mangiare ormai da qualche giorno uova a colazione. <<Tea or coffee?>>, ci ha risposto tutto sorridente il cameriere. Gli abbiamo quindi ripetuto che volevamo del burro e lui, sempre sorridente, ha continuato a ripetere <<Tea or coffe?>>. Rassegnate, abbiamo ordinato da bere, anche noi con il sorriso sulle labbra!

Poi abbiamo raggiunto Duong Lam, poco distante da Hanoi.

Il viaggio è durato un'oretta, su un autobus con delle belle tendine tutte pizzi e merletti e tanto di sfilata di intimo, in diretta, su un televisore posto proprio sopra le nostre teste.

Una bella porta d'accesso al villaggio. Uno specchio d'acqua ricoperto di ninfee e abitato da qualche papera. Un paio di templi e qualche vecchia casa. Tutt'intorno le risaie, nelle loro mille tonalità di verde.

Ecco, Duong Lam è bellina, per perdersi qualche ora, camminando senza meta, tra la gente del posto, che freme per scattare qualche foto con gli occidentali di passaggio...

Il penultimo giorno che ho trascorso ad Hanoi ho deciso che sarei andata al Mausoleo di Ho Chi Minh, per vedere la salma, ormai quasi cinquant'anni dopo la morte.

Mausoleo di Ho Chi Minh - Hanoi

Questa cosa di imbalsamare - diciamo così - il corpo di personalità che hanno determinato le sorti della storia del Novecento - perché poi ci sono anche il corpo di Mao a Pechino e quello di Lenin a Mosca  ad esempio - l'ho sempre reputata un po' macabra. Eppure ho voluto vedere, con i miei occhi.

Per entrare al Mausoleo la fila non era particolarmente lunga, ma tutte le procedure per garantire la sicurezza del luogo mi sono parse un po' contorte. Si entra e bisogna consegnare borsa/zainetto, estraendo macchine fotografiche, videocamere e cellulari, che vanno inseriti in un'apposita borsa, da portare ad un'altro banco, non propriamente dietro l'angolo.

E alla fine sono entrata. Tutti in silenzio, un silenzio che non poteva che essere reverenziale, con il capo chino e lo sguardo rivolto verso di lui. Tutti si muovevano, lenti, lungo il percorso stabilito, tutt'intorno a lui, appunto.

Mi ha fatto una certa impressione, anche se mi è sembrato quasi finto, con quel volto che ormai sembra una maschera di cera. Non so, forse è l'effetto di quei ritocchi per cui viene spedito in Russia periodicamente?

Dopo pranzo, mi ci voleva qualcosa di un po' più soft. Andando alla cittadella, non potevo fare scelta migliore: nonostante ciò che ha rappresentato per oltre un millennio, come centro del potere militare vietnamita, questo luogo continua a raccontare il passato, ponendosi però come contesto in cui trovare un po' di pace all'interno del trambusto cittadino.

In motorino ad Hanoi...

Poi ad Hanoi sono rimasta ancora un paio di giorni: sono andata al Tempio della Letteratura e in qualche altro luogo degno di interesse, ma soprattutto ho cercato di vivere un po' la città, che - a dire la verità - mi ha detto ben poco...


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