mercoledì 21 settembre 2016

Finalmente in Cambogia, a Phnom Penh!

Le luci che illuminano le notti di Saigon erano ancora accese ed io ero già lì che attendevo l'autobus che mi avrebbe portata fino al confine e poi a Phnom Penh. 

Non posso dire che ero felice di lasciare il Vietnam, perché al di là delle numerose disavventure che mi hanno spinta ad andarmene dopo soli venti giorni (dovevo restare un mese!), sapevo che quell'esperienza poteva andare diversamente e che il Paese avrebbe potuto darmi tanto altro. La Cambogia, però, era a due passi e per me rappresentava un nuovo capitolo del viaggio nel Sud Est Asiatico e di questo sì che ero felice!

Come previsto, poco dopo che l'autobus è partito, un signore ha ritirato i passaporti e raccolto il denaro necessario per il visto, ricordando a tutti i passeggeri che si sarebbe occupato lui di ogni formalità e che bisognava solo attendere.

E così effettivamente è stato: giunta alla frontiera, in meno di un'ora, sul mio passaporto avevo due nuovi timbri, uno di uscita ed uno di entrata!

Sono arrivata nella capitale cambogiana in tarda mattinata. 

Non potevo farcela a raggiungere l'ostello a piedi, con lo zaino sulle spalle, che ormai si era fatto pesante. Ho deciso quindi di affidarmi ad uno dei tanti tuc tuc parcheggiati proprio dove l'autobus si era fermato, non in una stazione, praticamente in mezzo alla strada, in una zona tra l'altro neanche troppo centrale. 

Arrivata a destinazione, non vedevo l'ora di uscire e di perdermi in quel di Phnom Penh. Dovevo tuttavia fare i conti con il caldo dell'entroterra della Cambogia nel mese di marzo, un caldo soffocante, che fa sudare anche se non ci si muove.

Poiché avrei trascorso altri due giorni in città, ho pensato di aspettare il tardo pomeriggio per portarmi sul lungo Mekong. Non avevo grandi programmi per quel giorno, effettivamente.

Phnom Penh: Lungo Mekong - Cambogia

Nel breve tragitto che ho percorso, mi sono resa conto che il mondo è davvero molto molto piccolo! <<Ehi!!! Mery!!! Mery!!!>>, ho sentito gridare ad un certo punto. Sentendo chiamare il mio nome, d'istinto mi sono guardata in giro, pur sapendo che era davvero difficile che qualcuno potesse rivolgersi proprio a me, in una città dove non ero mai stata prima. E invece è successo: era Vera, la ragazza olandese incontrata poche settimane prima in Laos, a Vang Vieng.

Ci siamo salutate, abbiamo chiacchierato un po' di come erano andate le ultime settimane e ci siamo ripromesse di cenare insieme l'indomani.

E quella stessa sera ho ricevuto un messaggio da Blanca, un'altra ragazza olandese, che invece avevo conosciuto a Bangkok. Aveva visto su facebook che mi trovavo a Phnom Penh e, guarda caso, lei era diretta proprio lì! 

Strane coincidenze? Chi lo sa... Sta di fatto che ho stravolto il mio viaggio in Vietnam, che sono arrivata in Cambogia dieci giorni prima di quanto immaginassi e che, per caso, ho rincontrato Vera e mi sono ritrovata sul percorso di Blanca! 

Il giorno dopo, di mattina, molto presto, ho iniziato a visitare la città: prima il palazzo reale, poi i wat e per finire il Museo Nazionale della Cambogia.

Scorcio del Palazzo Reale, Phnom Penh - Cambogia

Tempio a Phnom Penh - Cambogia

Tempio a Phnom Penh - Cambogia

Nel primo pomeriggio ero già di ritorno, sia perché ero stravolta dal caldo, sia perché aspettavo Blanca.

E chi lo sapeva che a Phnom Penh c'è almeno un'altra struttura che si chiama come quella in cui stavo io? Ecco Blanca è finita proprio nella struttura sbagliata, ovvero quella in cui non stavo io, che si è rivelata essere proprio un postaccio!

Alla fine, comunque, siamo riuscite ad incontrarci e abbiamo cenato con Vera, che tra l'altro è della stessa città di Blanca, tanto per parlare ancora di coincidenze!

Poi, sì, insieme a loro, sono stata anche lì, al Campo di Concentramento di Choeung Ek e alla scuola trasformata in prigione durante gli anni in cui al potere c'erano gli Khmer Rossi e Pol Pot, ma di questo vi racconto nel prossimo post...


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