Mandalay, a piccole dosi - Myanmar, Diario di viaggio

Smog. Caos. A primo impatto Mandalay è questo. Si, perché quando si parla di Mandalay di impatto bisogna parlare. Mai ho sentito una città come mi è successo qui, negli ultimi giorni. Ho respirato la sua aria pesante, che ad ogni respiro mi entrava nei polmoni, densa. Quella stessa aria l'ho percepita pure sul mio volto, come spalmata, appiccicata. E poi quel continuo rombo dei motorini, a cui ad un certo punto le mie orecchie si sono assuefatte, così come al suono dei clacson, costante. A Mandalay non c'è tregua, mai.

Fossato e mura del palazzo reale -Mandalay

A bordo di un taxi collettivo, ho impiegato oltre due ore per raggiungere l'hotel dall'aeroporto, due ore per percorrere meno di 38km. Non mi sono accorta subito però di cosa ci fosse fuori. Delle tendine dalla fantasia floreale, molto anni settanta, facevano ombra e allo contempo oscuravano la mia visuale. E poi ero stanca: in fondo ero sveglia dalle quattro del mattino.

Una volta giunta a destinazione, ho comunque trovato l'energia per muovermi verso il palazzo reale, in sella ad una bici messa a disposizione dal personale dell'albergo. Dovete sapere che sì, ho raggiunto la meta, ma solo grazie ad una ragazza del posto che mi ha aiutata ad attraversare la strada e quindi ad arrivare al fossato e alle mura, che di fatto rappresentano l'unica parte originale del complesso, in gran parte distrutto durante la seconda guerra mondiale e recentemente ricostruito. Se non fosse stato per lei, che mi ha vista in difficoltà, probabilmente sarei ancora lì, incapace di farmi largo nel traffico che affligge la città.

Era ormai tardi per entrare, quindi ho pensato di tornare in un altro momento e di limitarmi a pedalare lungo tutto il perimetro del palazzo, aspettando il tramonto. Le immagini più belle di Mandalay, quelle che mi porto dentro, in gran parte, risalgono a quella sera.

Mentre calava la notte, Mandalay si è fatta evanescente. Io correvo, correvo in sella alla mia bici, tagliando quella che appariva come una fitta nebbia, ma che in realtà era terra, polvere o comunque qualcosa di palpabile, che si stava sollevando e che mi sentivo - per dirla in parole povere - a dosso.

Ero arrivata solo poche ore prima, ma da quella città, volevo già allontanarmi. Mandalay infatti non era propriamente ciò che mi aspettavo dal Myanmar.

Molte cose mi hanno sorpresa quel giorno e nei giorni successivi. Certamente non l'estrema povertà di alcuni contesti, che ho sfiorato, in sella a quella bici, appena arrivata, e a bordo del motorino di Zyn Zyn, il driver contattato tramite il personale dell'hotel, che nei due giorni successivi mi ha accompagnata, in città e fuori, là dove volevo andare.  

Mi torna in mente un anziana signora che stava accendendo un fuoco per scaldarsi. Mi torna in mente quel bambino, seduto di fronte ad un banchetto, che disegnava, praticamente in mezzo alla strada, apparentemente da solo. Anche se realtà come queste io me le aspettavo, non è stato emotivamente facile quando me le sono trovata di fronte agli occhi, così, crude.

Mandalay si è mostrata piena di contrasti. Cosa ci fanno negozi Samsung o Apple - non dico ad ogni angolo, ma quasi - in un contesto dove molte persone non hanno certezza del domani? Che senso hanno telefoni da centinaia di euro in un contesto dove ogni giorno intere famiglie devono farsi bastare poche migliaia di kyat?

Non tutti evidentemente vivono in abitazioni di fortuna a Mandalay. C'è anche chi vive in una bella villa, come molti cinesi, che qui stanno facendo fortuna, senza portare beneficio alla popolazione locale.

Se c'è una cosa che ho capito subito è che Mandalay dovevo prenderla a piccole dosi, perché altrimenti l'avrei odiata. Ed effettivamente mentre sfrecciavo verso Sagaing, Paleik, Inwa, Amarapura e Mingun - di cui vi parlerò nel prossimo post - io l'ho odiata, per tutto quello che vi ho detto fin'ora. 

Solo prima di lasciarla mi sono riappacificata con Mandalay. Nei templi, nelle pagode, nei monasteri, ho infatti come trovato dei mondi a parte, in cui regna una quiete incredibile, se solo si pensa a ciò che è la città. Mondi in cui si percepisce una spiritualità che non è stata fagocitata dalla città. Che poi - credo - uno in Myanmar ci viene senza dubbio anche per trovare quella stessa spiritualità, che sia per farla propria o solo per coglierne il significato e l'importanza in una quotidianità cosi lontana da quella occidentale.

Ho ancora davanti agli occhi il Buddha dorato della Mahamuni Paya, che è dorato perché ogni giorno centinaia di uomini lo ricoprono di foglie d'oro. Alle donne non è permesso toccarlo, ma anch'esse a centinaia gli rendono omaggio. Così come i monaci, che tutte le mattine alle 4 gli lavano... i denti! 

E la Kuthodaw Paya, con i suoi stupa bianchi, contenenti 729 lastre di marmo su cui sono state incise tutte le pagine dei quindici libri del Tripitaka, ovvero le scritture classiche buddhiste? Un altro di quei luoghi indimenticabili, come la Sandamuni Paya che ne rappresenta l'estensione, con le sue 1774 lastre di marmo riportanti dei commenti al Tripitaka. 

A piccole dosi, appunto, Mandalay può regalare tanto. Quando me ne sono finalmente resa conto, osservando la città dall'alto di Mandalay Hill, era già arrivato, purtroppo, il momento di andare, di proseguire...

Scorcio di Mandalay Hill - Mandalay

Scorcio della Sandamuni Paya - Mandalay



Scorcio della Kuthodaw Paya - Mandalay

Ingresso della Mahamuni Paya - Mandalay


2 commenti:

  1. Ciao! viaggi da sola? hai avuto problemi? hai qualche indirizzo di fiducia di driver e hotel?
    grazie mille

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  2. Ciao Cinzia, si sto viaggiando da sola e devo dire che fin'ora sta andando tutto benissimo. Le persone qui in Myanmar sono sempre sorridenti e gentili. Gli hotel/guesthouse/ostelli li ho prenotati tutti su booking e fin'ora mi sono trovata molto bene. Mi sto muovendo con i mezzi pubblici e solo per gite in giornata mi sto affidando a dei driver contattati tramite le strutture in cui alloggio. A Mandalay ad esempio mi hanno chiamato un moto-taxi, sul Lago Inle, dove sono adesso, invece un vero e proprio taxi per andare a Kakku. Nei prossimi giorni pubblicherò un post indicando le strutture e anche i costi sostenuti, per alloggi, spostamenti, gite ecc. Se hai fretta, fammi sapere che ti dico subito. 😉

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